L’importanza di chiamarsi Shinawatra
Per la terza volta in soli otto anni, i magistrati thailandesi hanno rimosso un premier. Yingluck Shinawatra è stata accusata di abuso di potere, perché nel 2011, appena eletta, aveva sollevato dall’incarico il consigliere per la Sicurezza nazionale, Tawin Pleansri, per metterci l’allora capo della polizia e dare così il ruolo di superpoliziotto allo zio materno. Shinawatra, assieme ad alcuni ministri, è stata costretta a dimettersi, aprendo un’altra fase di instabilità nella già instabile Thailandia.
15 AGO 20

Per la terza volta in soli otto anni, i magistrati thailandesi hanno rimosso un premier. Yingluck Shinawatra è stata accusata di abuso di potere, perché nel 2011, appena eletta, aveva sollevato dall’incarico il consigliere per la Sicurezza nazionale, Tawin Pleansri, per metterci l’allora capo della polizia e dare così il ruolo di superpoliziotto allo zio materno. Shinawatra, assieme ad alcuni ministri, è stata costretta a dimettersi, aprendo un’altra fase di instabilità nella già instabile Thailandia. Ci sono alcuni elementi della sua politica che hanno causato critiche, come la proposta di amnistia (che avrebbe permesso di rientrare in patria al fratello, il più famoso Thaksin, già premier e considerato il burattinaio di sua sorella), e come la sciagurata legge sul prezzo del riso garantito dallo stato (Yingluck non è riuscita nemmeno a mantenere l’impegno). Da sei mesi la piazza di Bangkok si riempie con un nonnulla, ci sono scontri, edifici governativi occupati e l’eterna lotta tra i rossi, che sostengono il governo, e i gialli, che lo vogliono ribaltare. La mossa dei magistrati non è stata studiata per colpire questa o quell’altra politica del premier, quanto piuttosto per dare un altro colpo al clan Shinawatra, soprattutto al suo leader, quel Thaksin che la società thailandese non ha davvero mai digerito. Il clan incarna un sistema, una cultura, che si oppone a quella sinora dominante del “kreng jai”, ossia di un sistema basato sul rispetto, se non sulla devozione, nei confronti del potere, dell’autorità (politica, morale, culturale), a sua volta basato sul rapporto “pii-nong” (maggiore-minore).
[**Video_box_2**]Allo scontro cultural-sociale si aggiunge l’incertezza nel palazzo dell’anziano re Bhumibol Adulyadej: ci sono i (pochi) sostenitori dell’erede al trono, il principe Vajiralongkorn, che pare siano stati foraggiati dallo stesso Thaksin, e quelli della figlia, la principessa Sirindhorn, rappresentati dal Consiglio privato della corona, che definire conservatore è riduttivo. La frattura a corte rischia, in piazza, di diventare molto violenta, anche perché l’esercito, logorato da anni di rivoluzione permanente, non è più unito e monolitico come una volta. Per non parlare dei rossi che, sotto pressione da tempo, sono ora pronti a tutto per resistere.
[**Video_box_2**]Allo scontro cultural-sociale si aggiunge l’incertezza nel palazzo dell’anziano re Bhumibol Adulyadej: ci sono i (pochi) sostenitori dell’erede al trono, il principe Vajiralongkorn, che pare siano stati foraggiati dallo stesso Thaksin, e quelli della figlia, la principessa Sirindhorn, rappresentati dal Consiglio privato della corona, che definire conservatore è riduttivo. La frattura a corte rischia, in piazza, di diventare molto violenta, anche perché l’esercito, logorato da anni di rivoluzione permanente, non è più unito e monolitico come una volta. Per non parlare dei rossi che, sotto pressione da tempo, sono ora pronti a tutto per resistere.