Larghe intese pro occupazione

La difficile intesa fra Pdl e Pd sull’Imu ha generato un miglioramento nella Borsa e un apprezzamento internazionale che si è ripercosso positivamente sull’asta dei Btp. Ma questo è solo il primo passo. Il secondo, altrettanto necessario, riguarda la politica attiva di crescita per ridurre il rapporto debito pubblico/pil e per ridurre la disoccupazione: un obiettivo arduo ma che dovrebbe stare a cuore a tutti e su cui il ministro dell’Economia, finora rimasto silente, dovrebbe prendere posizione. In luglio la disoccupazione rimane ferma al 12 per cento, ha fatto sapere ieri l’Istat, anche se il numero di disoccupati è diminuito dello 0,3 per cento rispetto al giugno.
15 AGO 20
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La difficile intesa fra Pdl e Pd sull’Imu ha generato un miglioramento nella Borsa e un apprezzamento internazionale che si è ripercosso positivamente sull’asta dei Btp. Ma questo è solo il primo passo. Il secondo, altrettanto necessario, riguarda la politica attiva di crescita per ridurre il rapporto debito pubblico/pil e per ridurre la disoccupazione: un obiettivo arduo ma che dovrebbe stare a cuore a tutti e su cui il ministro dell’Economia, finora rimasto silente, dovrebbe prendere posizione. In luglio la disoccupazione rimane ferma al 12 per cento, ha fatto sapere ieri l’Istat, anche se il numero di disoccupati è diminuito dello 0,3 per cento rispetto al giugno. L’apparente contraddizione dipende dal fatto che è aumentata la popolazione attiva, su cui si misura la quota dei senza lavoro.
La disoccupazione dei giovani fra i 15 e i 24 anni è aumentata dello 0,4 rispetto al giugno, perché aumentano coloro che, dati i segnali di ripresa, cercano lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile è al 39 per cento. Fa paura, ma riguarda solo coloro che non studiano. E’ invece al 10 per cento sul totale dei giovani di queste classi di età, meno del tasso complessivo. I lievi miglioramenti nell’occupazione di luglio non risolvono il problema strutturale con le sue distorsioni. Bisogna fare di più per i contratti di lavoro flessibili, ma urge anche un programma di investimenti nelle infrastrutture allo scopo di uscire dalla politica di corto respiro di sgravi particolari e di ammortizzatori sociali. Un utilizzo efficiente delle risorse assegnate dall’Ue ma non spese, affiancate da pochi capitali pubblici italiani, potrebbe attirare anche partner privati e costituire una leva preziosa per un’uscita dalla crisi più rapida e non a debito. Per creare lavoro.