La “questione francese”

La secolare “questione tedesca” sarebbe stata sostituita in Europa da un’altrettanto spinosa “questione francese”, scriveva ieri l’International Herald Tribune in un’analisi pubblicata in prima pagina. La “questione” è la seguente: riuscirà Parigi a sopravvivere, con gli attuali stili di vita garantiti alla maggior parte della popolazione, di fronte al combinato disposto di globalizzazione, invecchiamento demografico e choc fiscali? Difficile rispondere positivamente. La politica francese, infatti, pur non essendo vittima degli spasmi che da settimane caratterizzano quella italiana, pare comunque incapace di mettere mano a riforme pur riconosciute come necessarie.
15 AGO 20
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La secolare “questione tedesca” sarebbe stata sostituita in Europa da un’altrettanto spinosa “questione francese”, scriveva ieri l’International Herald Tribune in un’analisi pubblicata in prima pagina. La “questione” è la seguente: riuscirà Parigi a sopravvivere, con gli attuali stili di vita garantiti alla maggior parte della popolazione, di fronte al combinato disposto di globalizzazione, invecchiamento demografico e choc fiscali? Difficile rispondere positivamente. La politica francese, infatti, pur non essendo vittima degli spasmi che da settimane caratterizzano quella italiana (e che spesso sono originati dall’atteggiamento irresponsabile di poteri altri rispetto all’esecutivo o al legislativo), pare comunque incapace di mettere mano a riforme pur riconosciute come necessarie.
Il primo ministro socialista, Jean-Marc Ayrault, deve trovare 20 miliardi di euro per colmare un buco di bilancio nel sistema pensionistico e assistenziale, messo a dura prova dalla demografia ma anche dall’acutizzarsi della crisi. Sembra che alla fine la ricetta sarà scelta tra un aumento dei contributi a carico delle aziende o un incremento del cosiddetto “contributo sociale generale” che tocca praticamente tutti i contribuenti. Eppure perfino la Commissione europea ha detto che le imposte nel paese hanno raggiunto “una soglia fatidica. Imporre nuove tasse distruggerebbe la crescita e graverebbe sull’occupazione”. Dalla concertazione con sindacati e industriali organizzati, però, era difficile attendersi risultati diversi, come un taglio netto della spesa pubblica. Perciò la “questione francese” assomiglia non poco alla “questione italiana”.