La lezione di Soros

George Soros ha appena pubblicato un libro – “Financial Turmoil in Europe and the United States: Essays” – in cui raccoglie tutti gli articoli scritti soprattutto sul Financial Times (ma c’è anche la sua testimonianza di fronte alla commissione del Senato) in cui ha spiegato che le ragioni della crisi non sono strettamente economiche, ma politiche. Per promuovere il libro e perché ha voce in capitolo essendo uno dei finanzieri-speculatori-filantropi più potenti del mondo (ricordate l’affossamento della sterlina?), Soros sta dando colpi un po’ a tutti, in particolare all’Europa.
15 AGO 20
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George Soros ha appena pubblicato un libro – “Financial Turmoil in Europe and the United States: Essays” – in cui raccoglie tutti gli articoli scritti soprattutto sul Financial Times (ma c’è anche la sua testimonianza di fronte alla commissione del Senato) in cui ha spiegato che le ragioni della crisi non sono strettamente economiche, ma politiche. Per promuovere il libro e perché ha voce in capitolo essendo uno dei finanzieri-speculatori-filantropi più potenti del mondo (ricordate l’affossamento della sterlina?), Soros sta dando colpi un po’ a tutti, in particolare all’Europa. La leadership europea, soprattutto quella che più conta e tutto decide, cioè quella tedesca della cancelliera Angela Merkel, ha le maggiori responsabilità, ha detto in un’intervista sull’ultimo numero dello Spiegel: “Ammiro la cancelliera Merkel per la sua leadership. Ma purtroppo sta portando l’Europa nella direzione sbagliata”, ha detto Soros criticando la politica d’austerità propinata da Berlino al resto del continente. “E’ necessario piuttosto aumentare gli investimenti, altrimenti ripeteremo gli errori che hanno affondato l’America durante la Grande depressione del 1929. Questo Angela Merkel sembra non capirlo”. Soros vede imminente un contagio per l’Italia, e dice quel che tutti sanno e nessuno dice sulla Grecia: “Non può più essere salvata”. In una precedente intervista su Newsweek, a fine gennaio, Soros aveva detto che l’occidente deve vedersela con le conseguenze “del male entrato nel mondo della finanza” (a domanda diretta: “Ha detto proprio ‘evil’?”, Soros ribadiva: “Sì, è corretto”).

Soros dice con toni allarmati e diretti quel che la maggior parte degli americani sostiene nei consessi più o meno pubblici. Una volta entrati in mood d’ottimismo per cui ogni piccolo segnale di ripresa diventa una svolta positiva, gli americani non vogliono vedersi rovinata la festa dagli europei (quest’anno la festa cade il 6 novembre, il giorno in cui il presidente Obama si gioca il secondo mandato). Per questo chiedono ai leader europei di spendere e di crescere, non soltanto di guardare ai bilanci. Altrimenti sarà depressione, e conoscendo le passioni di Soros, molto di più. Rivoluzione.