La crescita del presidente
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – che assieme a Draghi, Berlusconi e Tremonti è stato tra i padri della manovra correttiva – ha affermato con inusitato vigore che occorre una politica per la crescita. In effetti finora si sono viste le politiche di rigore – troppo squilibrate sulle nuove entrate – ma, salvo eccezioni come l’articolo 8 sulla contrattazione decentrata, non quelle di sviluppo.
14 AGO 20

E’ errato comunque dare la colpa alla Bce del fatto che le stime del pil europeo sono state rettificate al ribasso, essendosi fatto troppo affidamento sulla crescita della Germania. E’ vero che Jean-Claude Trichet a primavera aveva aumentato il tasso di un quarto di punto, preannunciando un analogo ritocco estivo perché politiche monetarie troppo permissive avrebbero potuto generare inflazione. Ma non è stato certo un piccolo ritocco di tassi a causare il rallentamento europeo. Del resto la Bce ha contemporaneamente effettuato un’azione anti-depressiva tramite l’acquisto di titoli pubblici dell’Eurozona. Ma il Consiglio dell’Ue, ovvero i 27 capi di stato, non ha posto in atto alcun programma comune di sostegno alla crescita, ad esempio per le infrastrutture.
E il quadro finanziario è reso incerto dai timori sulla solidità del sistema bancario, perché è ancora nel vago il rafforzamento del Fondo europeo di stabilità finanziaria. Inutile prendersela con l’unica istituzione, la Bce, che fa da supplente a una lunga vacanza europea. I governi nazionali investano, anche politicamente, sulla crescita.