La bussola smarrita

Aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento, contributo di solidarietà del 3 per cento sui redditi superiori a 300 mila euro, incremento dell’età pensionabile delle donne anche nel settore privato a partire dal 2014. Sono le ultime novità decise ieri dal governo per modificare il decreto, su cui l’esecutivo porrà la fiducia,  per anticipare al 2013 il pareggio di bilancio. Leggi La nefasta rincorsa a indebolire le salutari liberalizzazioni
14 AGO 20
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Le ulteriori correzioni alla manovra per dare certezza ai saldi del decreto, evitando le aleatorietà precedenti sul gettito derivanti dal contrasto all’evasione fiscale, sono benvenute: rendono credibili le entrate previste, come auspicato di fatto dal Quirinale, ed evitano una foga iperfiscalista che le imprese scorgevano in alcune misure di lotta all’evasione con manette e risvolti penali. Peccato però che, tranne per l’intervento apprezzabile sulle pensioni, le limature dell’ultima ora si basino essenzialmente su incrementi di imposte e tasse.
Beninteso, è stata evitata la patrimoniale amatian-capaldiana: una botta secca inutilmente punitiva, ma che magari avrebbe lavato le coscienze di qualche capitalista e banchiere glamour dai sentimenti politici progressisti. Bene ha fatto quindi il Cav. a cestinare la proposta che da più parti giungeva per una tassazione straordinaria della ricchezza. Detto questo, con gli interventi decisi ieri il governo non potrà più intestarsi il merito di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani. Ovviamente l’incremento dell’uno per cento dell’aliquota Iva del 20 per cento è stato criticato dai commercianti, ma non dovrebbe avere quegli effetti depressivi dei consumi che in molti paventano. E il prelievo sui redditi superiori ai 300 mila euro, seppure imprescindibile secondo il governo, non può far gioire il Pdl: un centrodestra liberale dovrebbe sempre preferire un taglio della spesa pubblica rispetto a un incremento dei tributi.
Ma il vertice di maggioranza di ieri è l’esito inevitabile e previsto, come il Foglio dice da nove mesi, di un sentiero meramente contabile-rigorista della politica economica che poco ha cercato di imboccare la strada della crescita attraverso liberalizzazioni, privatizzazioni del patrimonio statale e fisco leggero.