Innegabile e inaccettabile, Mr Assad

Il segretario di stato americano, John Kerry, ha ufficializzato ciò che tutti gli indizi suggerivano: l’attacco con le armi chimiche di mercoledì scorso a Damasco “vìola ogni codice di moralità” e gli Stati Uniti sono pronti a reagire di conseguenza. Kerry ha spiegato che, oltre ai filmati e alle testimanianze di associazioni e testimoni sul campo, l’America ha “prove indipendenti” di un attacco che il segretario ha definito “un’oscenità morale” che è “inescusabile e inaccettabile”. Raineri Bonino: “Israele ci mostri le prove dell'attacco chimico in Siria che ha”
15 AGO 20
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Il segretario di stato americano, John Kerry, ha ufficializzato ciò che tutti gli indizi suggerivano: l’attacco con le armi chimiche di mercoledì scorso a Damasco “vìola ogni codice di moralità” e gli Stati Uniti sono pronti a reagire di conseguenza. Kerry ha spiegato che, oltre ai filmati e alle testimanianze di associazioni e testimoni sul campo, l’America ha “prove indipendenti” di un attacco che il segretario ha definito “un’oscenità morale” che è “inescusabile e inaccettabile”. Il ritardo del regime di Bashar el Assad nel dare accesso agli ispettori dell’Onu – che ieri sono stati attaccati dai cecchini – “non è il segno di un governo che non ha nulla da nascondere”. La linea rossa fissata da Barack Obama è stata infine superata, l’America è pronta a intervenire. Il controcanto militare alla dichiarazione di Kerry è il vertice di una “coalition of the willing” iniziato ieri ad Amman, in Giordania. Il capo di stato maggiore americano, Martin Dempsey, ha incontrato gli omologhi di Canada, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania, Arabia Saudita, Qatar, Giordania e Turchia – un misto di Nato e Lega araba – per valutare le ipotesi strategiche. Le telefonate del fine settimana fra il presidente americano, Barack Obama, il premier inglese, David Cameron e François Hollande sono i segni finali dell’accelerazione americana verso un intervento contro le forze di Assad.
Ieri i giornali inglesi Telegraph e Daily Mail parlavano di un’operazione militare già entro 48 ore, tempistica probabilmente troppo rapida per approntare un intervento che per ragioni strategiche e di legittimazione politica Obama potrebbe avallare soltanto con il sostegno di una coalizione strutturata. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha ribadito che la via della benedizione dell’Onu è sbarrata – “sarebbe una grave violazione della legge internazionale”, ha detto – e così l’America cerca altri volenterosi per fermare Assad, mentre l’attivissimo Cameron ha discusso la situazione direttamente con il presidente russo, Vladimir Putin. Dei volenterosi non fa parte l’Egitto, che ieri si è smarcato dalla coalizione con una dichiarazione del ministro degli Esteri: “Non siamo in favore di un’opzione militare in Siria”, posizione che non contribuisce a restituire sostanza all’impalpabile influenza americana nell’area.
Nel vertice di Amman si discutono le opzioni a disposizione della coalizione, e Obama ha chiesto da tempo al Pentagono di preparare diverse ipotesi militari per bloccare le forze di Assad. Le fonti dell’Amministrazione continuano a suggerire il paragone con l’intervento aereo in Kosovo nel 1999, ma più probabilmente il primo passo per decapitare l’aviazione del regime passa per i missili cruise lanciati dalle navi americane nel Mediterraneo; per sostenere un’eventuale seconda fase del conflitto, però, Obama e gli alleati europei hanno bisogno delle basi aeree in Giordania e Turchia.
Sempre in Giordania, il cuscinetto del conflitto, l’esercito americano ha fatto un’esercitazione a giugno e ha lasciato sul campo un migliaio di soldati per addestrare i ribelli. Incalzato da ogni parte e incastrato dall’ambiguità con cui ha cercato di stare ai margini del massacro, Obama ha anche l’assillo dell’opinione pubblica. Un sondaggio Ipsos dice che soltanto il 9 per cento degli americani sostiene l’intervento, mentre il 60 per cento è contrario. In mezzo c’è una zona grigia che potrebbe tendere verso posizioni interventiste se l’Onu trovasse prove inequivocabili: comunque non abbastanza per garantire al presidente una guerra senza ricadute sulla popolarità.