Il Kashmir brucia facile

Come al solito, ci hanno rimesso i cristiani anche in Kashmir. Inchiodati al loro ruolo di presenza religiosa mite e conciliante per definizione, vaso di coccio nella brutale contesa di territorio tra il monoteismo feroce degli islamisti e il politeismo filogovernativo degli indù. Il pretesto del pogrom contro di loro – 18 morti, una chiesa bruciata e altre due assaltate – questa volta è stata l’immagine dei due pastori americani che bruciavano Corani in cortile con la loro patetica attrezzatura casalinga da barbecue, ritrasmessa con malizia da una televisione iraniana.
15 AGO 20
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Come al solito, ci hanno rimesso i cristiani anche in Kashmir. Inchiodati al loro ruolo di presenza religiosa mite e conciliante per definizione, vaso di coccio nella brutale contesa di territorio tra il monoteismo feroce degli islamisti e il politeismo filogovernativo degli indù. Il pretesto del pogrom contro di loro – 18 morti, una chiesa bruciata e altre due assaltate – questa volta è stata l’immagine dei due pastori americani che bruciavano Corani in cortile con la loro patetica attrezzatura casalinga da barbecue, ritrasmessa con malizia da una televisione iraniana. Eppure, non fatevi ingannare. I Corani bruciati e le vittime cristiane incolpevoli c’entravano poco.
Il Kashmir è la madre di tutte le tensioni geopolitiche pronte a esplodere, una guerra congelata tra due stati acerrimi nemici – Pakistan e India – che da circa tre mesi è sublimata in una violenta intifada tra i giovani e la polizia, con morti ogni settimana e da entrambe le parti. In Kashmir è nata l’idea maledetta dei servizi segreti pachistani di usare dei gruppi islamisti come di fazioni di guerriglieri irregolari da infiltrare oltre confine per seminare morte e distruzione contro l’occupazione indianaindiani, idea che ha generato una galassia incontrollabile di estremisti che oggi ha espanso le proprie attività anche in Pakistan e Afghanistan. Se il potenziale di violenza in Kashmir si scatenerà a pieno, queste chiese bruciate ci parranno gli schiarimenti di gola prima di un concerto tenorile.