Il “banchiere buono” Profumo (e gli altri) nella Milano orfana del Tetta
Per un cardinale Dionigi Tettamanzi che pronuncia l’ultima messa da arcivescovo (stasera in Duomo a Milano) c’è un papa straniero che dalla Milano di Tettamanzi laicamente s’affaccia a sinistra. Laicamente, direbbe Alessandro Profumo, uno che del cattolicesimo democratico ha i geni in famiglia (la moglie Sabina) ma che papa straniero non vuole sembrare, tanto che fa un passettino verso la politica, sì, ma con lessico dimesso (“se serve non mi tiro indietro”).
14 AGO 20

E tuttavia a Milano si è continuato a soffrire, dicono gli avventori preoccupati delle domeniche a cortili aperti e delle mostre all’Hangar Bicocca. Soffrire e sognare tra una Milly Moratti ecologicamente sgarrupata e un Marco Tronchetti Provera fan della bicicletta. Si soffre e si ascolta l’ultimo Tettamanzi, tanto più che l’arcivescovo uscente ha detto “la questione morale è d’attualità”, non è morta con Tangentopoli. Si soffre e si critica, ma senza atti scalmanati. Si soffre alla maniera di Brera, compostamente indignati in una Milano ricca ma equa e solidale come un bonifico a Emergency e come la sciarpa nepalese posata sul divano di casa Profumo. Che poi, dai Profumo, neppure la mondanità aveva l’aria mondana, raccontavano gli avventori qualche anno fa, colpiti dal vezzo di sobrietà della padrona di casa, usa a servire champagne vero ma rigorosamente scaraffato.
E chissà, forse quest’oggi i lettori del manifesto, a differenza del settembre scorso, non copriranno di insulti il povero Valentino Parlato, reo di aver lodato Profumo in fase di dimissioni da ad di Unicredit: “Profumo era ed è di sinistra e, forse proprio per questo, è stato ed è un banchiere di alta qualità”, scriveva Valentino, tirandosi addosso dozzine di missive trinariciute. Ma quest’anno è diverso. Quest’anno c’è la nouvelle vague pro capitale amico. C’è Luca Cordero di Montezemolo che organizza cenacoli culturali a Roma e si scalda per “l’emergenza” e invita i suoi pari a dare qualcosa – non brioches – al popolo afflitto dalla manovra. Gli hanno risposto “sì”, su Panorama, tra gli altri, Sergio Dompé, Carla Fendi e Flavio Briatore, e se Fendi ci tiene a precisare che i ricchi “non hanno mica vinto al totocalcio”, Briatore si lascia andare: “Una patrimoniale sui ricchi mi sembra la soluzione migliore”, dice, e tuttavia non sarà mai del tutto compatibile, causa stile di vita nababbo, con il benessere rarefatto degli amici dei Profumo.
E chissà, forse quest’oggi i lettori del manifesto, a differenza del settembre scorso, non copriranno di insulti il povero Valentino Parlato, reo di aver lodato Profumo in fase di dimissioni da ad di Unicredit: “Profumo era ed è di sinistra e, forse proprio per questo, è stato ed è un banchiere di alta qualità”, scriveva Valentino, tirandosi addosso dozzine di missive trinariciute. Ma quest’anno è diverso. Quest’anno c’è la nouvelle vague pro capitale amico. C’è Luca Cordero di Montezemolo che organizza cenacoli culturali a Roma e si scalda per “l’emergenza” e invita i suoi pari a dare qualcosa – non brioches – al popolo afflitto dalla manovra. Gli hanno risposto “sì”, su Panorama, tra gli altri, Sergio Dompé, Carla Fendi e Flavio Briatore, e se Fendi ci tiene a precisare che i ricchi “non hanno mica vinto al totocalcio”, Briatore si lascia andare: “Una patrimoniale sui ricchi mi sembra la soluzione migliore”, dice, e tuttavia non sarà mai del tutto compatibile, causa stile di vita nababbo, con il benessere rarefatto degli amici dei Profumo.
Passa l’estate, e a ogni sfiorire d’agosto un banchiere buono fa capolino. L’anno scorso era stato Corrado Passera, ceo di Intesa Sanpaolo, a parlare male della classe dirigente “in fuga dalle proprie responsabilità” e a incantare la platea bipartisan di veDrò, seminario lettiano (nel senso di Enrico) sui monti del Cadore. Che fa, si butta in politica?, ci si chiedeva allora, ma oggi Passera si sbraccia per il Profumo in prima linea. Quello che dice “se necessario posso dare un contributo” e vuole apparire moderato persino nel coraggio, con un balzo indietro dal balzo in avanti, più milanese (è nato a Genova) dei milanesi democraticamente trattenuti con cui si accompagna.
Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.
