Eurobilancio amaro
Nella battaglia sul bilancio 2014-2020 dell’Unione europea, hanno vinto Angela Merkel e David Cameron. E hanno perso i predicatori della crescita euro-keynesiana, a cominciare da François Hollande e José Manuel Barroso. Anche Mario Monti rischia di diventare vittima dalla sua stessa retorica sulla necessità di crescita, innovazione e investimenti. Per la prima volta il bilancio europeo per i prossimi sette anni sarà più basso di quello del settennato precedente: il tetto massimo di spesa passa da 993 a 960 miliardi.
15 AGO 20

Nella battaglia sul bilancio 2014-2020 dell’Unione europea, hanno vinto Angela Merkel e David Cameron. E hanno perso i predicatori della crescita euro-keynesiana, a cominciare da François Hollande e José Manuel Barroso. Anche Mario Monti rischia di diventare vittima dalla sua stessa retorica sulla necessità di crescita, innovazione e investimenti. Per la prima volta il bilancio europeo per i prossimi sette anni sarà più basso di quello del settennato precedente: il tetto massimo di spesa passa da 993 a 960 miliardi. Le risorse che dovrebbero finanziare i progetti del futuro sono state sostanzialmente ridotte rispetto alle ambizioni della Commissione. I fondi destinati alle vecchie politiche – agricoltura e coesione – continuano a rappresentare il 72 per cento del bilancio Ue. Appena il 13 per cento va al capitolo “competitività per la crescita e l’occupazione”. I grandi progetti di reti infrastrutturali per i trasporti, l’energia e le telecomunicazioni dovranno essere ridimensionati. I tagli alla politica estera misurano le ambizioni globali di un’Ue ripiegata su se stessa a causa della crisi della zona euro.
Almeno, nel vertice dell’“I want my money back”, il nostro premier Monti è riuscito a ridurre il deficit di bilancio dell’Italia. Ma a una condizione: gli italiani devono imparare a spendere — e bene — i fondi europei, altrimenti rimarranno i principali contribuenti netti rispetto al pil, come accaduto nel 2011.
Monti ha fatto prevalere l’interesse nazionale su quello europeo. Il miglioramento del saldo netto medio è “particolarmente significativo”, ha detto il premier: l’Italia ci rimetterà 3,8 miliardi l’anno contro i 4,5 miliardi del periodo precedente. Durante il negoziato l’Italia ha ottenuto “fondi aggiuntivi per 3,5 miliardi in sette anni rispetto alla prima proposta Van Rompuy di novembre”. E’ giusto così in un’Europa dove prevalgono le spinte centrifughe e gli egoismi elettorali. Merkel, a sette mesi dal voto tedesco, ha confermato di essere la leader egemone: i 960 miliardi sono esattamente la cifra che la cancelliera aveva indicato all’inizio del negoziato sul bilancio. Cameron ha ottenuto di limitare i “pagamenti” – cioè le risorse reali messe a disposizione dell’Ue – a 908 miliardi e ha conservato intatto il “rebate” conquistato da Margaret Thatcher nel 1984. L’Europarlamento protesta, ma non è detto che avrà il coraggio di andare fino in fondo con la sua minaccia di veto. Hollande, assieme a Barroso, appare il grande perdente del vertice. Martedì, davanti all’Europarlamento, i due avevano promesso di battersi per evitare che il Patto di crescita adottato nel giugno scorso diventasse un “Patto di deflazione” con un accordo al ribasso sul bilancio. Ma alla fine, invece di condurre una battaglia seria al fianco di Monti, il presidente francese ha preferito difendere le sue mucche.
Monti ha fatto prevalere l’interesse nazionale su quello europeo. Il miglioramento del saldo netto medio è “particolarmente significativo”, ha detto il premier: l’Italia ci rimetterà 3,8 miliardi l’anno contro i 4,5 miliardi del periodo precedente. Durante il negoziato l’Italia ha ottenuto “fondi aggiuntivi per 3,5 miliardi in sette anni rispetto alla prima proposta Van Rompuy di novembre”. E’ giusto così in un’Europa dove prevalgono le spinte centrifughe e gli egoismi elettorali. Merkel, a sette mesi dal voto tedesco, ha confermato di essere la leader egemone: i 960 miliardi sono esattamente la cifra che la cancelliera aveva indicato all’inizio del negoziato sul bilancio. Cameron ha ottenuto di limitare i “pagamenti” – cioè le risorse reali messe a disposizione dell’Ue – a 908 miliardi e ha conservato intatto il “rebate” conquistato da Margaret Thatcher nel 1984. L’Europarlamento protesta, ma non è detto che avrà il coraggio di andare fino in fondo con la sua minaccia di veto. Hollande, assieme a Barroso, appare il grande perdente del vertice. Martedì, davanti all’Europarlamento, i due avevano promesso di battersi per evitare che il Patto di crescita adottato nel giugno scorso diventasse un “Patto di deflazione” con un accordo al ribasso sul bilancio. Ma alla fine, invece di condurre una battaglia seria al fianco di Monti, il presidente francese ha preferito difendere le sue mucche.