Da dove viene il discorso di Fini a Gubbio
Parlando a Gubbio alla scuola di politica del Pdl, Gianfranco Fini non ha cercato giri di parole per tornare sulle polemiche che lo hanno visto protagonista in questi giorni:''Sarò diretto, non giocherò con le parole. Non ho lo scolapasta sulla testa e non credo di essere liquidato come un mattarello, lo dico con simpatia al mio amico Bossi... Non ho tra le mie letture preferite il 'Capitale', quindi non sono un compagno... E non ho come ambizione recondita o manifesta di andare al Quirinale. Leggi anche La telefonata non basta

Parlando a Gubbio alla scuola di politica del Pdl, Gianfranco Fini non ha cercato giri di parole per tornare sulle polemiche che lo hanno visto protagonista in questi giorni: ''Sarò diretto, non giocherò con le parole. Non ho lo scolapasta sulla testa e non credo di essere liquidato come un mattarello, lo dico con simpatia al mio amico Bossi... Non ho tra le mie letture preferite il 'Capitale', quindi non sono un compagno... E non ho come ambizione recondita o manifesta di andare al Quirinale. Non è degno di un grande partito e di un dibattito politico, il quotidiano stillicidio basato su queste tre ipotesi: follia, compagno travestito, vuole prendere il posto del Capo dello stato". Fini ha poi ringraziato "l'equilibrio di Napolitano che è una delle poche garanzie. E non mi diletto con grembiulini e con compassi''.
In realtà la destra italiana ha costruito il suo nazionalismo sull’epopea garibaldina, interpretata in modo autoritario da Francesco Crispi, nell’ambito di un atteggiamento laicista e anticlericale che aveva i suoi esempi nel kulturkampf bismarkiano e nelle leggi sulla laicità dello stato promulgate dalla Terza repubblica. Il filone concordatario, che pure fa parte del patrimonio della destra, fu però poi assunto a simbolo della consociazione tra Dc e Pci, in quella cosiddetta “Repubblica conciliare” che fu l’obiettivo polemico del Msi, che aderì alle campagne referendarie contro l’aborto e il divorzio anche perché vi vedeva, peraltro erroneamente, l’occasione per disarticolare il compromesso tra Dc e sinistra. Le iniziative di Fini a sostegno, invece, dell’integrazione degli immigrati (rivolte all’immigrazione regolare) derivano dal filone sociale dell’ispirazione della destra, che punta a conferire alla nazione il ruolo di unificazione “patriottica” delle classi e delle comunità etniche, più o meno secondo lo schema proposto da Nicolas Sarkozy, che non è neppure lui un leader di sinistra. Si tratta di un complesso di posizioni discusse e discutibili, con qualche concessione automatica al paradigma della sinistra liberal, ma posizioni politiche di piena cittadinanza in un centrodestra moderno, che dovrebbe discuterle diventando più ricco in un confronto d’idee serio e aperto.
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