Così il grande tribunale salutista attacca McDonald's
Il nemico pubblico numero uno? Per il Physicians Committee for responsible medicine, un’associazione di medici americani, è il panino con l’hamburger di McDonald’s, simbolo di tutto il cibo da fast food. Da giovedì scorso, negli Stati Uniti va in onda un eloquente spot intitolato “Consequences”, approntato dal comitato di cui sopra. Un defunto sul tavolo dell’obitorio, moglie in lacrime, medico desolato.
15 AGO 20

Il nemico pubblico numero uno? Per il Physicians Committee for responsible medicine, un’associazione di medici americani, è il panino con l’hamburger di McDonald’s, simbolo di tutto il cibo da fast food. Da giovedì scorso, negli Stati Uniti va in onda un eloquente spot intitolato “Consequences”, approntato dal comitato di cui sopra. Un defunto sul tavolo dell’obitorio, moglie in lacrime, medico desolato e la buonanima che stringe nella mano destra, rattrappita nel rigor mortis, il corpo del reato: il fatale – nel vero senso della parola – panino con la polpetta, che tanto piace a Poldo, l’amico del cuore di Braccio di Ferro.
E’ dunque stato commesso un delitto in piena regola, ci fa capire lo spot, firmato con nome e cognome dalla catena più famosa del fast (o fat) food, sbattuta sul banco degli imputati per lese arterie e attentato alla bilancia dal Grande Tribunale Salutista che conta tra i propri adepti anche la first lady americana, Michelle Obama. McDonald’s – che nei primi dei mesi del 2010 ha comunque registrato un incremento dei profitti del dodici per cento – ha definito lo spot “ingannevole e sleale”, mentre la National Restaurant Association ha parlato di “irresponsabilità” e di terrorismo alimentare.
E’ dunque stato commesso un delitto in piena regola, ci fa capire lo spot, firmato con nome e cognome dalla catena più famosa del fast (o fat) food, sbattuta sul banco degli imputati per lese arterie e attentato alla bilancia dal Grande Tribunale Salutista che conta tra i propri adepti anche la first lady americana, Michelle Obama. McDonald’s – che nei primi dei mesi del 2010 ha comunque registrato un incremento dei profitti del dodici per cento – ha definito lo spot “ingannevole e sleale”, mentre la National Restaurant Association ha parlato di “irresponsabilità” e di terrorismo alimentare.