Contro Ingroia, per il garantismo

Edmondo Bruti Liberati, procuratore della Repubblica di Milano, ha attaccato frontalmente il giustizialismo di quei magistrati “che si propongono come tutori del Vero e del Giusto, magari con qualche strappo alle regole processuali e alle garanzie, si intende a fin di Bene”. Per farlo ha scelto la tribuna del congresso di Magistratura democratica, la corrente cui aderisce da sempre, e questo ha conferito alla sua denuncia un significato particolare. Non sono mancate, in questo periodo pre elettorale, prese di distanza anche assai nette da parte di magistrati di sinistra nei confronti di quelli che si riconoscono nelle posizioni estreme di Antonio Ingroia.
15 AGO 20
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Edmondo Bruti Liberati, procuratore della Repubblica di Milano, ha attaccato frontalmente il giustizialismo di quei magistrati “che si propongono come tutori del Vero e del Giusto, magari con qualche strappo alle regole processuali e alle garanzie, si intende a fin di Bene”. Per farlo ha scelto la tribuna del congresso di Magistratura democratica, la corrente cui aderisce da sempre, e questo ha conferito alla sua denuncia un significato particolare. Non sono mancate, in questo periodo pre elettorale, prese di distanza anche assai nette da parte di magistrati di sinistra nei confronti di quelli che si riconoscono nelle posizioni estreme di Antonio Ingroia. Ma la critica di Bruti Liberati si distingue dalle altre perché va al cuore della questione e pone in modo esplicito il problema delle garanzie, calpestate dal giustizialismo.
E’ anche un modo per richiamare Md alle sue origini, quando nacque per difendere il garantismo costituzionale dalle forzature di quella che allora veniva chiamata la “giustizia borghese”. Anche durante la lunga fase della lotta al terrorismo Md mantenne questo atteggiamento garantista, che invece si è eclissato di fatto con Tangentopoli. E’ interessante osservare che in una fase che molti considerano di conclusione della parabola istituzionale chiamata Seconda Repubblica, il tema delle garanzie torni in primo piano, anche nel dibattito tra i magistrati di sinistra. Far ritornare la magistratura alla coscienza della sua alta funzione, com’è definita nell’equilibrio costituzionale dei poteri, è la condizione preliminare per restaurare una cultura giuridica degna di uno stato di diritto.