Come se niente fosse, o quasi

Lo sciopero della Cgil non ha svuotato le fabbriche e gli uffici, non ha influito sulla discussione parlamentare sul decreto, insomma, dal punto di vista sindacale è stato un fallimento. Questa è l’opinione, fondata, della maggior parte dei commentatori, che però deve essere integrata dall’esame dell’effetto politico, che è poi il terreno per giudicare uno sciopero esplicitamente politico. Qui, invece, Susanna Camusso ha ottenuto il risultato di far prevalere, almeno in questa fase, un’impostazione massimalista su quella riformista nello schieramento di centrosinistra.
14 AGO 20
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L’adesione alla sua piattaforma protestataria di Sinistra e libertà era scontata, quella più strumentale dell’Italia dei valori altrettanto prevedibile, mentre quella di Pier Luigi Bersani rappresenta l’abbandono di una piattaforma di alternativa riformista, o almeno la convinzione che in questa fase è preferibile rinunciare alle distinzioni programmatiche. Il massimalismo è un antico filone della cultura della sinistra italiana, o meglio mediterranea, e accresce la sua presa nelle fasi di crisi, durante le quali dà fiato alle proteste con un certo successo, senza preoccuparsi di fornire una proposta politica e di governo utilizzabile per fronteggiarle. E’ in un certo senso naturale che questa prospettiva si ripresenti soprattutto in una fase in cui quella comunista è oscurata e quella socialdemocratica traballa.
Aderendo alla manifestazione della Cgil, considerata da Pier Ferdinando Casini un passo deprecabile verso una situazione greca, Bersani ha ridotto lo spazio per la sua politica di alleanze, il che lo mette in una situazione oggettivamente meno autonoma e più tributaria dei suoi alleati tradizionali. Una parte del Partito democratico, soprattutto ma non solo quella proveniente dall’area cattolica, soffre questo spostamento dell’asse politico, rivendica il ritorno a un approccio riformista riconoscibile e coerente, ma non è chiaro se queste posizioni abbiano uno spazio reale nel partito e possano realisticamente puntare a invertire una tendenza che sembra irreversibile. Per non aver voluto o saputo marcare le distanze dal massimalismo esterno, il gruppo dirigente democratico ha portato l’antica contraddizione tra riformismo e massimalismo all’interno del partito. In passato questa contraddizione ha portato a rotture e secessioni che hanno indebolito o annullato le prospettive di governo della sinistra, e non è escluso che ancora una volta l’esito sia di questo tipo.