Chi fa, chi parla
Nella triste ricorrenza dell’anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino, si sono sentite molte parole. Parole misurate e responsabili, come quelle di Giorgio Napolitano che ha invitato a proseguire nel modo più fermo l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, ma anche parole che evocano il solito teorema della “cupola politica” che sarebbe alla testa delle organizzazioni criminali e la userebbe come mano militare di non si sa quali disegni occulti.
15 AGO 20

Quanto giovi, alla fine, alla lotta contro le mafie questa colossale campagna di insinuazioni, basate su contraddittorie asserzioni di “pentiti” a singhiozzo, si vedrà alla fine. Per ora, ha prodotto molta retorica, molta enfasi giustizialista, molta delegittimazione delle rappresentanze democratiche e nessun esito concreto. Oltre alle parole, ieri si sono registrati anche fatti. Cinque clan camorristici sono stati smantellati dalle forze dell’ordine, che hanno operato 36 arresti. E’ un altro episodio di una lotta – concreta – alla criminalità organizzata che ha già portato a centinaia di arresti e a sequestri ingentissimi, che hanno messo in gravi difficoltà famiglie criminali che apparivano intoccabili, in Sicilia, in Campania e in Calabria.
Si può scommettere, però, che sulle prime pagine dei giornali finiranno le parole, in qualche pagina interna la cronaca dei fatti. Da un certo punto di vista dovrebbe essere considerato un fatto positivo che le retate che portano in carcere decine di criminali non facciano più notizia. Vuol dire che il successo dello stato sulle mafie, che una volta era un’eccezione, oggi è la regola, una consuetudine alla quale ci si è assuefatti.
Ci sarebbe da essere soddisfatti, se non si verificasse il fenomeno opposto della costante attenzione riservata alle invettive parolaie, che sono altrettanto consuete ma, a quanto pare, non passano mai di moda. Proprio per rispetto a Paolo Borsellino, un magistrato che ha sempre messo al primo posto la concreta capacità di perseguire il crimine organizzato e di colpirne i responsabili accertandone i reati senza retorica e senza sconfinamenti, sarebbe meglio rimettere in ordine le priorità, considerando i fatti più importanti delle parole.