Ancora scontri in Egitto, tre morti al Cairo

Tre persone sono morte al Cairo in seguito a una sparatoria tra l’esercito egiziano dei manifestanti islamici pro-Morsi radunatisi sotto il quartier generale della Guardia repubblicana. Da quel che si apprende dalle agenzia, anche altri sostenitori dell’ormai ex presidente dell’Egitto sarebbero rimasti feriti nel corso del conflitti a fuoco. Due corpi sono stati coperti da lenzuola mentre è ancora da confermare la voce di una terza vittima uccisa con un colpo alla testa. Panella Barbarie e grandezza di piazza Tahrir - Raineri Così il crollo-lampo dei Fratelli al Cairo scompiglia le altre capitali della regione
14 AGO 20
Immagine di Ancora scontri in Egitto, tre morti al Cairo
Tre persone sono morte al Cairo in seguito a una sparatoria tra l’esercito egiziano dei manifestanti islamici pro-Morsi radunatisi sotto il quartier generale della Guardia repubblicana. Da quel che si apprende dalle agenzia, anche altri sostenitori dell’ormai ex presidente dell’Egitto sarebbero rimasti feriti nel corso del conflitti a fuoco. Due corpi sono stati coperti da lenzuola mentre è ancora da confermare la voce di una terza vittima uccisa con un colpo alla testa.

La sparatoria è arrivata nel corso di una giornata in cui i manifestanti e sostenitori di Morsi si erano radunati nei dintorni del commissariato di Polizia di el Talbeya con l’obiettivo di provare ad asslatre l’edificio dove credevano fosse detenuto l’ex presidente. Il sito web del quotidiano governativo al-Ahram riferisce che le forze di sicurezza, nel tentativo di impedire eventuali assalti e di disperdere la folla radunatasi, avrebbero sparato dei gas lacrimogeni.

Quella davanti al commissariato non è stata l’unica protesta della giornata. Il popolo dei Fratelli musulmani oggi è infatti sceso in piazza al Cairo e in altre città per manifestare la propria rabbia dopo il golpe che ha portato all'insediamento di Adli Mansur a presidente ad interim.
Intanto il neo presidente egiziano ad interim, Adli Mansour, all'indomnai del suo giuramento, con un decreto ha dissolto il Parlamento (di fatto solo il Consiglio della Shura, la camera alta, l'unico ramo rimasto attivo dopo lo scioglimento della Camera ad opera della giunta militare o scorso anno) guidato dalla maggioranza islamista dei Fratelli Musulmani (Partito Liberta' e Giustizia) e dei salafiti (al Nour) e ha nominato il nuovo capo dei servizi segreti Mohamed Ahmed Farid al posto di Mohamed Raafat Shehat, voluto da Morsi. Shehat e' stato nominato consigliere del presidente, incarico esclusivamente onorifico.