Stabilità dell’euro e Costituzione tedesca
Il premier Mario Monti ha rinunciato all’interim al ministero dell’Economia, e il neo ministro Vittorio Grilli acquista il controllo pieno del dicastero proprio in un momento particolarmente delicato per il futuro dell’euro e per l’Italia che, assieme alla Spagna, costituisce uno dei due pilastri crollando i quali potrebbe crollare la moneta stessa. Non è un’esagerazione che Monti abbia definito come “percorso di guerra” quello attuale che la nostra economia deve attraversare.
14 AGO 20

Il premier Mario Monti ha rinunciato all’interim al ministero dell’Economia, e il neo ministro Vittorio Grilli acquista il controllo pieno del dicastero proprio in un momento particolarmente delicato per il futuro dell’euro e per l’Italia che, assieme alla Spagna, costituisce uno dei due pilastri crollando i quali potrebbe crollare la moneta stessa. Non è un’esagerazione che Monti abbia definito come “percorso di guerra” quello attuale che la nostra economia deve attraversare. In effetti, se questo “percorso di guerra” fosse stato compiuto dall’Italia quando entrò nell’Eurozona, anziché rinviare la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro e utilizzare i risparmi sui tassi di interesse del debito per maggiori spese, ora non ci troveremmo con lo spread a 450 punti e oltre sui Bund. E Monti non avrebbe bisogno di chiedere l’intervento del Meccanismo europeo di stabilità per fare acquisti di Bpt in contrasto con le vendite effettuate sulla base della scommessa che l’euro non potrà durare.
Purtroppo, per altro, il Mes che entra in azione da luglio per ora non potrà operare in questa direzione, perché la Corte costituzionale tedesca deve deliberare sulla ammissibilità di questi interventi dal punto di vista del diritto federale. E la sentenza non ci sarà prima della fine dell’estate. I mercati sono nervosi per la nuova lentezza dei processi decisionali europei. Ma in questo caso il giudizio negativo sulla dilazione delle decisioni sull’architettura finanziaria europea è errato, e va differenziato dalle critiche alle esitazioni del cancelliere Angela Merkel. Infatti bisogna ricordare che la ragione per cui la Germania ha un basso debito, una tassazione moderata e istituzioni di economia di mercato che la rendono competitiva risiede anche nella scrupolosa severità con cui la Corte costituzionale tedesca ha tutelato i principi, contenuti nella Carta fondamentale, riguardanti il bilancio e in particolare la regola per cui il deficit è ammesso solo per spese di investimento vere. L’Italia non avrebbe l’attuale alto debito se la nostra Suprema corte avesse interpretato in modo severo l’articolo 81 della Costituzione che, in linea di principio, era potenzialmente più esigente.