Ragionare sugli aiuti europei

La richiesta di fondi europei da parte della Spagna è considerata imminente da quasi tutti gli osservatori, anche se il governo di Madrid non lo conferma, in attesa dell’esito delle conversazioni sul tipo di controllo che l’Europa vorrà esercitare non solo sulle banche ma anche sulle Pubbliche amministrazioni spagnole. Comunque, per l’inizio di settembre l’operazione sarà con ogni probabilità perfezionata. Che cosa accadrà allora all’Italia?
13 AGO 20
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La richiesta di fondi europei da parte della Spagna è considerata imminente da quasi tutti gli osservatori, anche se il governo di Madrid non lo conferma, in attesa dell’esito delle conversazioni sul tipo di controllo che l’Europa vorrà esercitare non solo sulle banche ma anche sulle Pubbliche amministrazioni spagnole. Comunque, per l’inizio di settembre l’operazione sarà con ogni probabilità perfezionata. Che cosa accadrà allora all’Italia? Diventerà il bersaglio più interessante per le pressioni del mercato sui debiti sovrani o, per effetto del minor rischio di contagio dalla Spagna, godrà ancora di una tregua e di una tendenziale riduzione del costo del debito pubblico? Nessuno lo sa, neppure Riccardo Levi, deputato democratico a lungo portavoce di Romano Prodi, che però consiglia di “stare ai primi danni”, cioè di comportarsi come se l’ipotesi prevalente fosse quella pessimista, e di chiedere in anticipo l’aiuto del Fondo salva stati. Diversamente, il governo finora ha insistito a spiegare che l’Italia ce la farà da sola – ma dovrebbe comunque dire così fino al momento della richiesta di aiuto.
E’ difficile su un tema come questo, che sollecita sentimenti contrapposti di orgoglio nazionale e di appello alla solidarietà europea, dare vita a un confronto laico, di calcolo dei potenziali costi e dei benefici attesi. Sembra più importante misurare l’effetto (anche psicologico) che le condizioni europee per l’aiuto avranno sull’autonomia del governo che sarà costituito dopo le elezioni, come se si potesse ragionevolmente prevedere l’andamento dei mercati tra otto mesi. Il punto cruciale è la contropartita che la Bce chiede, che del resto sembra coincidere con gli impegni già assunti dall’Italia, che dovranno comunque essere rispettati, quale che sia il colore dei prossimi esecutivi. Mario Monti vorrebbe che la verifica dell’attendibilità dei conti fosse preventiva e che, una volta ottenuta la certificazione, un paese possa accedere automaticamente al Fondo salva stati quando il costo del debito supera una certa soglia. E’ su questo che si è incagliato il patto europeo di fine giugno. C’è tempo ancora qualche settimana per definire in modo chiaro le condizioni dell’accesso al fondo, e in questa trattativa i partiti dovrebbero sostenere limpidamente il governo, in modo da poter decidere senza pregiudizi se utilizzarlo per evitare i rischi indiretti, ma realistici, della richiesta spagnola.