Poujade a sinistra

La protesta indetta dal leader dell’estrema sinistra francese Jean-Luc Mélenchon per denunciare l’ingiustizia fiscale è di un certo interesse, non tanto per la partecipazione che ha raccolto ma per il tema scelto. L’obiettivo immediato era di protestare contro l’aumento dell’Iva, che già aveva suscitato mobilitazioni tradizionalmente considerate “di destra” tra autotrasportatori e agricoltori.
14 AGO 20
Immagine di Poujade a sinistra
La protesta indetta dal leader dell’estrema sinistra francese Jean-Luc Mélenchon per denunciare l’ingiustizia fiscale è di un certo interesse, non tanto per la partecipazione che ha raccolto ma per il tema scelto. L’obiettivo immediato era di protestare contro l’aumento dell’Iva, che già aveva suscitato mobilitazioni tradizionalmente considerate “di destra” tra autotrasportatori e agricoltori. Mélenchon ha deciso di attaccare l’insieme del sistema fiscale francese, anche se non è chiaro l’obiettivo che si pone: sostiene che il sistema non è effettivamente né universale, né progressivo né giusto, il che farebbe capire che i vecchi dogmi egualitari restano al centro della sua visione. Però la questione fiscale è da sempre il terreno di lotta preferito della destra, dai tempi in cui il movimento poujadista, nato dalla sindacalizzazione dei ceti medi produttivi, mise in crisi il parlamentarismo della Quarta Repubblica, che fu poi sepolta dal ritorno sulla scena di Charles de Gaulle. La sinistra ha invece sempre pensato che per far digerire l’aumento fiscale ai ceti meno abbienti bastasse mostrare una intransigenza quasi vendicativa verso i “ricchi”. François Hollande non si è scostato da questo paradigma, quando ha chiesto i voti per poter mettere un’imposta monstre del 75 per cento sui redditi più alti. Questa volta, però, il gioco dell’egualitarismo usato per spremere i contribuenti non ha funzionato, nemmeno a sinistra, probabilmente perché il meccanismo fiscale ha raggiunto un limite di tollerabilità. In Francia è abbastanza evidente che la pressione deve sostenere un sistema previdenziale costosissimo, visto che l’età di pensionamento francese è di circa 5 anni più bassa della media europea. All’Eliseo sono molto preoccupati per la possibile nascita di un poujadismo di sinistra, che sarebbe forse il sintomo di un fenomeno non solo francese, di una ripulsa delle conseguenze di una politica europea di austerità cieca. Forse è presto per parlare di una inversione della tradizionale fisiologia della protesta fiscale ma, dopo i segnali venuti dagli altri paesi mediterranei, il fatto che anche nella gauche francese, la più radicatamente giacobina, si faccia strada la sensazione che il fisco sia l’anello debole del “sistema” rappresenta una novità da non sottovalutare.