Sul manifesto per una nuova destra / 1
Perché in Italia non sarà la destra a fare una vera rivoluzione liberale
In merito al manifesto per una nuova destra apparso ieri sul Foglio, nutro notevoli perplessità sulla linea espressa dall’autore. Il quadro dell’evoluzione politica britannica tracciato dal documento, sebbene storicamente ben rappresentato, ha il demerito di non tenere in giusta considerazione il successo politico di David Cameron. Il grande sforzo che ha permesso a Cameron di vincere le elezioni ha avuto qualcosa di rivoluzionario. di Andrea Romano Leggi La nuova destra non può nascere se continuerà a lottare per la sopravvivenza di Alessandro Campi Leggi La narrazione, stupid. Quella gran lezione per i nostri liberali (compreso Monti) di Sofia Ventura Leggi Ma al populismo già il Cav. propose uno sbocco lib. Ora chi ci crederà? di Giovanni Orsina Leggi Un nuovo centrodestra è possibile? Blogger a confronto
14 AGO 20

Pubblichiamo il primo di una serie di commenti al "manifesto per una nuova destra" pubblicato ieri nel Foglio. Gli altri seguiranno nel corso della giornata.
In merito al manifesto per una nuova destra apparso ieri sul Foglio, nutro notevoli perplessità sulla linea espressa dall’autore. Il quadro dell’evoluzione politica britannica tracciato dal documento, sebbene storicamente ben rappresentato, ha il demerito di non tenere in giusta considerazione il successo politico di David Cameron. Il grande sforzo che ha permesso a Cameron di vincere le elezioni ha avuto qualcosa di rivoluzionario. Il leader inglese ha dovuto fare i conti con un partito conservatore britannico troppo rinchiuso in una logica di “reducismo post thatcheriano”, costretto a vivere in uno spazio angusto e privo di vitalità. Su un altro fronte, si è trovato a dover fare i conti con la difficoltà di una proposta politica immediatamente successiva al governo laburista (prima di Tony Blair e poi di Gordon Brown) che dal 1997 in avanti aveva ormai radicalmente cambiato la Gran Bretagna.
Il vero pregio di Cameron, invece, è stato quello di rimettere sul piatto i temi dei New labour (che, a differenza di quanto sostenuto nell’articolo, hanno innovato e molto la politica britannica), di vestirli di abiti nuovi e al contempo di azzerare le tendenze dei nostalgici del conservatorismo alla Lady di ferro. Le soluzioni possibili per la rinascita di “una nuova destra”, in realtà, Cameron le sta già dando col suo governo. Infatti la strategia vincente (nonché adeguata, nonostante gli ovvi ostacoli indotti dalla crisi economica) dell’attuale Sistema politico britannico è riassumibile in pochi punti. A partire dalla rinnovata importanza attribuita al sistema sanitario nazionale, passando per la valorizzazione dei temi del multiculturalismo fino ad arrivare all’attenzione prestata per i temi “verdi”, legati alla green economy e allo sviluppo di energie alternative. Quanto alla ricostruzione dell’ideologia conservatrice che ho letto nell’articolo, mi pare giusta e molto fedele alla verità storica. Tuttavia il ritorno a una caratterizzazione ideologica della politica della destra, mi sembra rispondere a logiche delle quali nessuno sente il bisogno. Possibili parallelismi tra l’evoluzione della destra britannica e quella europea ma più in particolare italiana non mi sembrano possibili né realistici. Si tratterebbe di una forzatura, anche considerando la totale lontananza dai partiti, nei trascorsi politici che si sono avuti in Italia negli ultimi anni, rispetto a temi come quello della riforma del capitalismo, della riconquista del predominio morale attraverso una riforma delle istituzioni e la promozione delle libertà individuali. Argomenti sfuggiti tanto dal contenitore del centrodestra quanto da quello che fa riferimento alla sinistra.
D’altro canto, pur tentando, con uno sforzo, di voler mettere da parte l’esperienza politica del paese, la trattazione di questi temi non solo non è stata realizzata, ma all’orizzonte non si intravede nemmeno l’intenzione di affrontarla. Credo piuttosto che si debba giudicare positivamente l’eventuale creazione di uno schieramento liberale italiano, diligentemente improntato alla politica del “salvare il capitalismo dai capitalisti”. Un contenitore politico seriamente destinato alla promozione delle libertà individuali, non condizionato alle logiche di quelle (inconsistenti) fino a oggi proposte dal centro destra. D’altra parte, la eventuale realizzazione di un’aggregazione liberale non solo è auspicabile, ma anche possibile e probabile. E sicuramente, in ambito politico, la collocazione naturale di un contenitore di questo tipo sarebbe molto distante dal centrodestra italiano. Forse il paese nel 2013 sentirà il bisogno di esprimersi sui temi che davvero sono in grado di determinarne le sorti.
di Andrea Romano
(testo raccolto dalla redazione)
(testo raccolto dalla redazione)
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