Perché Franceschini è l’ultima tessera del Pd che sognava CDB

Non è solo un’impressione e non è neppure un caso che tra tutti i quotidiani – non di destra – che in queste ore hanno descritto le possibili conseguenze politiche dell’ascesa di Dario Franceschini alla guida del Partito democratico, le osservazioni meno severe e le cronache meno apocalittiche siano state quelle comparse sulle pagine di Repubblica.
14 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 18:16
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Non è solo un’impressione e non è neppure un caso che tra tutti i quotidiani – non di destra – che in queste ore hanno descritto le possibili conseguenze politiche dell’ascesa di Dario Franceschini alla guida del Partito democratico, le osservazioni meno severe e le cronache meno apocalittiche siano state quelle comparse sulle pagine di Repubblica. Non è un caso perché se da un lato l’elezione di Franceschini alla testa del Pd è certamente l’ultima declinazione possibile della “nuova stagione” di rito veltroniano, dall’altro lato la reggenza democratica dell’ex vice di W. ha anche l’effetto non secondario di restituire un po’ di peso, un po’ di smalto e persino un po’ di potere a quello che in fondo resta il proprietario della tessera numero uno del Partito democratico: Carlo De Benedetti.
Che ci si creda o no, se c’è una persona che nel maggior partito dell’opposizione ha costruito nel tempo un legame solido e di fiducia con l’editore del gruppo Espresso quella persona non è mai stata Walter Veltroni ma è stata proprio Dario Franceschini. E’ Franceschini il dirigente del centrosinistra che almeno una volta al mese è invitato (con signora) a casa dall’ingegnere; è Franceschini il politico a cui, a cena, Carlo De Benedetti dà sempre più volentieri la parola; ed è sempre Franceschini il leader che ancora oggi vanta un ottimo rapporto con il direttore di Repubblica, Ezio Mauro. “Nessuno meglio di un cattolico democratico – ha scritto con un certo entusiasmo domenica scorsa Eugenio Scalfari nell’articolo di fondo di Rep, intitolato ‘L’assemblea ha scelto l’orgoglio e la speranza’– può accollarsi la responsabilità di difendere la laicità dello stato, la libertà dei cittadini e la loro eguaglianza di fronte alla legge anche se sostenendo questi principi ci si discosta dalle posizioni dei Vescovi e del Vaticano”.
Pur mantenendo un profilo da fedele alleato di W., il nuovo segretario del Pd in fondo già da tempo aveva iniziato a costruire attorno a sé una rete trasversale in grado di resistere a quello che era il sempre meno inevitabile collasso del veltronismo: una rete che ora mette Franceschini nella condizione di essere l’ultima vera chance che l’ingegnere si ritrova per provare a suggerire l’agenda al Partito democratico. Privatamente, tra l’altro, Franceschini non ha mai nascosto di ascoltare con curiosità e interesse i consigli ricevuti da De Benedetti, e neanche un anno fa era stato lo stesso vice W a confidare proprio a questo giornale i suoi ottimi rapporti con l’Ing.
De Benedetti – disse Franceschini – è una persona che conosco molto bene, è una persona di cui personalmente apprezzo la passione che ha per la politica e di cui apprezzo anche il distacco che tiene, correttamente, nel suo ruolo di persona importante nel mondo dell’economia”. Sarà anche per questo, dunque, che nel Pd c’è qualcuno che oggi nota come nell’ultimo anno e mezzo Franceschini sia stato il dirigente del partito più intervistato da Repubblica (19 volte) e che dall’altra parte è convinto che se la fase due del Pd nascerà davvero con quel profilo un po’ battagliero e un po’ anticaimano intravisto sabato pomeriggio alla Fiera di Roma, CDB – dopo aver visto perdersi per strada le tessere numero due (Veltroni) e numero tre (Rutelli) del suo Pd – sarà nuovamente pronto a scendere in campo per offrire il proprio appoggio all’ultima tessera rimasta in vita del Pd dei suoi sogni. La tessera numero 4, quella di Dario Franceschini.