Sul manifesto per una nuova destra
Perché è necessario rimettere ordine nel capitalismo nostrano
Il documento del Centre for Policy Studies pubblicato dal Foglio mette il dito nella piaga. Il centrodestra italiano non solo non ha una cultura politica di riferimento ma nemmeno ci pensa a dotarsi di uno strumento necessario se si vuole cambiare il paese. Il bilancio di diciotto anni di centrodestra è fallimentare. di Gianmario Mariniello Leggi Conservatori non cazzoni. Manifesto per una nuova destra - Leggi tutti gli interventi
14 AGO 20

Il documento del Centre for Policy Studies pubblicato dal Foglio mette il dito nella piaga. Il centrodestra italiano non solo non ha una cultura politica di riferimento ma nemmeno ci pensa a dotarsi di uno strumento necessario se si vuole cambiare il Paese. Il bilancio di diciotto anni di centrodestra è fallimentare: la spesa pubblica è aumentata a dismisura specialmente sotto i Governi guidati dalla nostra parte politica (lo dice Oscar Giannino, lo dicono i numeri) e nonostante ciò (o conseguenza di cio?) non possiamo annoverare nemmeno mezza riforma che abbia lasciato il segno nel Paese. Un fallimento totale, dobbiamo ammetterlo, specie se vogliamo invertire la rotta. La lezione è dunque la seguente: senza una cultura politica (o ideologia) di riferimento non si cambia un Paese. Cosa fare?
In questi 18 anni ci siamo sbattuti tante volte per vincere le elezioni, spesso le abbiamo vinte, ma una volta arrivati al Governo abbiamo dimostrato di non saper cosa fare. Il centrodestra si è limitato ad assecondare il one man show e non si è mai dotato di una cultura politica di riferimento. Un errore frutto di una sudditanza culturale nei confronti della sinistra o conseguenza di un atteggiamento negativo nei confronti della cultura (una "roba di sinistra" per molti, troppi). Gli unici con una cultura politica erano i "socialisti di tutti i partiti" che hanno composto l'alleanza, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Così, senza convinzioni ideali, una volta al Governo ci siamo persi: tra politiche assistenziali e/o all'insegna del "far finta di non vedere" a favore del nostro elettorato di riferimento, tra la banale gestione del potere e della spesa pubblica a fini elettorali/clientelari, senza dimenticare l'ossessione di tutelare i noti interessi personali di chi sapete. Il documento del CPS indica una strada: riaffermare la filosofia della prevalenza della persona umana, dell'individuo nei confronti della burocrazia. Un concetto conservatore sempre valido, da contrapporre alla vecchia visione della sinistra che crede ancora nella benevolenza della mano pubblica e mira attraverso essa ad avvicinare i cittadini alla propria ideologia, cercando di profumare il tutto con la bella parola "equità" che in realtà nasconde la puzza dell'invidia sociale. Non a caso a sinistra hanno nella solita idea della patrimoniale "contro i ricchi" l'unica proposta per il Paese. Tristezza. Bisogna cambiare il centrodestra anche perché c'è bisogno di una sinistra migliore. La signora Thatcher riuscì a fare anche questo. Insomma, il centrodestra prima di tutto deve mettere ordine nel capitalismo nostrano - come dice non solo il CPS ma un grande economista italiano come Luigi Zingales, che ha recentemente scritto proprio un libro sul tema ("Capitalismo per il popolo") - fatto di troppe relazioni, scatole cinesi, scandali e corruzioni. Senza inseguire terze vie e socialismi vari, bisogna pensare, delineare e realizzare riforme pro free market che diano opportunità agli outsider (i giovani, quelli che hanno idee, quelli bravi ma senza il papà ben inserito) e non mettere più in campo mezze riforme pro business per difendere gli insider (i soliti noti, quelli che vivono di rendita, quelli scarsi ma con il cognome importante). Solo così sarà possibile salvare il capitalismo (sopratutto dai cattivi capitalisti) e ridare fiducia all'unico strumento che abbiamo conosciuto fino ad oggi capace di creare ricchezza in favore di un numero sempre maggiore di persone. Così come rivoluzionaria sarebbe la riforma dei bonus ai manager delle banche proposta dal CPS, che non possono essere slegati da profitti e valore delle azioni: così si costruisce una politica etica, specie in Italia, dove i partiti giocano sulla governance delle fondazioni bancarie proprietarie degli istituti di credito.
E poi bisogna vincere la sfida del linguaggio. Anche per colpa (grave) di chi ha rappresentato il centrodestra in questi anni, la libertà è stata confusa con la liceità, il libero mercato con l'avidità e l'ordine morale e sociale è stato rimpiazzato da un guzzantiano "si fa quel che ca**o ci pare". A ciò bisogna aggiungere le storture della sinistra, che confonde l'istruzione che serve a entrare nel mondo del lavoro con il mero "andare a scuola", la genuina solidarietà tra le generazioni con la spesa pubblica (guai a chi la tocca) e la vera responsabilità sociale con il prendere i soldi a un gruppo sociale per darli a un altro. Finchè il linguaggio politico e sociale del Paese sarà dettato dalla sinistra (pensiamo ai miti della redistribuzione, equità, concertazione, giustizia sociale, etc.) nessuna riforma di centrodestra sarà possibile: una verità valida ai tempi della Thatcher, figuriamoci nella odierna società, dove la comunicazione è più importante dei fatti. Il lavoro è immane, difficile e richiede tempo. Insieme a un gruppo di giovani politici, giovani studiosi e giovani imprenditori, proveremo a iniziarlo a settembre, quando lanceremo un centro studi con l'ambizione di fondare una cultura politica di centrodestra. Che non sarà possibile avere finché (a destra) continueremo a perdere tempo dietro patetici eterni ritorni e parimenti finché (anche a destra) continueremo a immaginare "Sante Alleanze" contro il puzzone che ritorna. Serve altro. Chi ha guidato il centrodestra sin qui ha fallito il suo appuntamento con la Storia. E quindi – come accade nel resto del mondo occidentale – è giusto che si faccia da parte. Non mi stancherò mai di ripeterlo: un progetto politico nuovo passa attraverso una classe dirigente nuova. E idee nuove. Ovviamente con quel sapore conservatore che tanto ci piace.
di Gianmario Mariniello, coordinatore nazionale Generazione Futuro
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