Lo stato banchiere

La nazionalizzazione delle banche è un dato di fatto, negli Stati Uniti e in Inghilterra, accompagnata da una “bad bank” il cui funzionamento non è ancora definito. Alla vigilia del primo “stress test” voluto da Geithner su 20 istituti per valutare la loro solidità (il test comincia mercoledì, per l’esito ci vorranno settimane), il governo non sa come salverà il sistema, ma sa di non volerlo abbandonare.
14 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 18:16
Immagine di Lo stato banchiere
I titoli bancari, usciti a pezzi dall’incertezza della settimana scorsa, ieri sono andati bene sia in Europa sia nella mattinata americana (ma il Dow Jones era in perdita): una brutta notizia è meglio di una non notizia. La tendenza ormai, per quanto non abbia ancora dato risultati, è consolidata: aiuti di stato per tenere in piedi istituti di credito di fatto insolventi. Anche Gordon Brown – il premier inglese che ormai lavora a un “New Deal globale” e che settimana prossima volerà da Barack Obama per discutere della crisi – sta pensando di iniettare nel sistema bancario circa 730 miliardi di dollari, dopo che il complicato schema d’assicurazione per garantire gli istituti di credito varato un mese fa non ha ottenuto alcun effetto. Anzi, Northern Rock, la prima a essere nazionalizzata un anno fa, otterrà nuovi fondi per oliare il meccanismo del credito ormai del tutto inceppato. Pure il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel suo piccolo, sta iniettando fondi pubblici per 6,4 miliardi di dollari per facilitare la fusione di Caisse d’Epargne con Banque Populaire.
La nazionalizzazione delle banche è un dato di fatto, negli Stati Uniti e in Inghilterra, accompagnata da una “bad bank” il cui funzionamento non è ancora definito. Alla vigilia del primo “stress test” voluto da Geithner su 20 istituti per valutare la loro solidità (il test comincia mercoledì, per l’esito ci vorranno settimane), il governo non sa come salverà il sistema, ma sa di non volerlo abbandonare. Secondo Charles Gasparino, informato giornalista della Cnbc, l’Amministrazione s’affanna a trovare formule alternative alla famigerata nazionalizzazione: a Wall Street circola voce che Geithner stia pensando a un piano “esauriente”, che comprenda test di solvibilità, nuovi fondi e un modo per liberare i bilanci dagli asset tossici (“ci vorranno ancora settimane”, precisa Gasparino). Ma secondo Strategas, società di ricerche di mercato, se le azioni di Citi e Bank of America già in mano pubblica fossero convertite oggi, il governo avrebbe già il cento per cento del controllo di Citi e il 70 di quello di Bank of America. Lo stato insomma è già banchiere: oggi Obama ci dirà che intenzioni ha.