L’alibi della ripresina
Secondo il Centro studi di Confindustria nel mese di novembre l’indice della produzione industriale è cresciuto del 4 per cento rispetto a ottobre, quando aveva segnato un +0,2 rispetto a settembre. In base a tale rilevamento, l’aumento trimestrale acquisito a novembre risulta essere dello 0,5 per cento e di altrettanto sale l’indice di novembre 2013 rispetto a quello del 2012. Presumibilmente questa piccola ripresa proseguirà anche nel mese di dicembre, perché ciò risulta dalla crescita degli ordinativi, mentre le scorte si stanno azzerando.
14 AGO 20

Secondo il Centro studi di Confindustria nel mese di novembre l’indice della produzione industriale è cresciuto del 4 per cento rispetto a ottobre, quando aveva segnato un +0,2 rispetto a settembre. In base a tale rilevamento, l’aumento trimestrale acquisito a novembre risulta essere dello 0,5 per cento e di altrettanto sale l’indice di novembre 2013 rispetto a quello del 2012. Presumibilmente questa piccola ripresa proseguirà anche nel mese di dicembre, perché ciò risulta dalla crescita degli ordinativi, mentre le scorte si stanno azzerando. Dunque il quarto trimestre sarà positivo. E sarà il primo col segno più del 2013. L’ottimismo che tali dati potrebbero suscitare svanisce però di colpo, quando si legge che questo è il primo trimestre positivo dopo tre consecutivi negativi e che il livello dell’indice della produzione di novembre è ancora sotto del 24 per cento rispetto al picco che fu raggiunto nel 2007, prima dell’inizio della grande crisi. Dunque, non sappiamo ancora se il miglioramento attuale sia soltanto un rimbalzo temporaneo o una reale ripresa del processo di crescita, dotata della capacità di autoalimentarsi e di una velocità sufficiente per recuperare almeno nel 2015 il livello pre-crisi.
Quel che è evidente, invece, è che il governo ha varato una Legge di stabilità carica di fiscalità e priva di stimoli strutturali rivolti alla crescita, e che posticipa la fondamentale spending review al 2014, perché fa affidamento su questa piccola onda benevola, derivante in parte da un ritardato influsso positivo del recupero dell’economia che nel resto dell’Europa è già in atto da metà anno, e in parte dal fatto che si sono esaurite le scorte accumulate al fondo della crisi. E da qui, solo, nasce il timido rimbalzo avvertito dai sismografi di Confindustria. I segnali che vengono dallo scenario europeo non sono però quelli di una accelerazione della crescita, bensì di un rallentamento, mentre il tasso di inflazione in Italia risulta essere il più basso, lo 0,6 per cento, anche a fronte di quello medio europeo che è comunque basso, lo 0,9 per cento. Il Wall Street Journal segnala un indebolimento delle nostre banche popolari, dovuto all’aumento delle sofferenze, che genera un rallentamento del credito all’economia. Ora che la Legge di stabilità è stata varata e l’equilibrio del bilancio è formalmente garantito, l’attenzione del governo dovrebbe rivolgersi a contrastare le tendenze negative e a sostenere la crescita. Invece, l’attenzione dell’esecutivo resta polarizzata, e paralizzata, sul microscopico problema di trovare 300 milioni per cancellare la coda di Imu sulla prima casa che i contribuenti dei comuni ad aliquota maggiorata dovrebbero pagare in gennaio. Ma per recuperare denaro non c’era la spending review?