Sofri e la polizia del mondo
Adriano Sofri su Repubblica, partendo dalla vicenda libica, esamina i limiti intrinseci delle operazioni di “polizia internazionale” e pur criticando chi su questi argomenti antepone le ragioni del realismo, magari non sempre cristallino, deve porsi interrogativi e dubbi interessanti, anche se talora un po’ ellittici. Che il mondo non sia uno stato, che il diritto internazionale riguardi le relazioni tra stati e non tra cittadini – con l’eccezione dei “diritti umani”, dalla cui proclamazione non deriva un automatico sistema sanzionatorio – Sofri lo sa benissimo.
13 AGO 20

Lo stesso statuto asimmetrico dell’Onu rende improponibile qualsiasi azione collettiva nei confronti, per cominciare, dei cinque paesi che dispongono del diritto di veto e di loro stretti alleati. E’ all’interno di questo sistema che si può parlare concretamente di “polizia del mondo”, il resto attiene alle tematiche del “governo mondiale” di ispirazione kantiana che almeno per ora è soprattutto un’esercitazione filosofica. Naturalmente i singoli stati o le alleanze regionali, a cominciare dalla Nato, possono agire e agiscono interpretando o anche scavalcando le deliberazioni del Consiglio di sicurezza, come Sofri fa osservare. Sono contraddizioni e complessità inevitabili, che non si possono valutare in base a principi giuridici, peraltro non codificati, ma in termini politici. Da questo punto di vista non è affatto scandaloso che l’analisi delle probabilità di successo sia un elemento decisivo di valutazione, il che comporta che la capacità di tenuta dei regimi sia considerata almeno altrettanto importante del giudizio sulla ferocia delle loro azioni repressive. L’ingerenza umanitaria è una novità abbastanza recente nelle relazioni internazionali e deve fare i conti con tutti i condizionamenti citati.
Rappresenta comunque un passo nella direzione di un’effettiva tutela internazionale dei diritti umani, che per quanto limitata nei mezzi, nelle aree geografiche, nelle condizioni effettive di applicazione, è una minaccia non solo potenziale per le dittature feroci e per le pulizie etniche. Sofri critica infine chi già ora paventa conseguenze negative dell’intervento, e su questo ha ragione, anche se forse il futuro non può essere lasciato soltanto alle buone intenzioni.