Non buona la prima

Ieri Repubblica è uscita con due paginone d’inchiesta (ed è soltanto la prima puntata) titolate: “Ecco il patto Berlusconi-Putin, un biglietto scritto dal premier e scatta il grande affare del gas”. Il pezzo è firmato da tre giornalisti di punta e costruito come un romanzo avvincente, anche se l’obiettivo immediato – non lo scopo ultimo: quello come al solito è dare una ramazzatina in testa al Cav., soprattutto ora che il fatidico 14 dicembre si avvicina – è dimostrare una tesi precostituita.
13 AGO 20
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Ieri Repubblica è uscita con due paginone d’inchiesta (ed è soltanto la prima puntata) titolate: “Ecco il patto Berlusconi-Putin, un biglietto scritto dal premier e scatta il grande affare del gas”. Il pezzo è firmato da tre giornalisti di punta e costruito come un romanzo avvincente, anche se l’obiettivo immediato – non lo scopo ultimo: quello come al solito è dare una ramazzatina in testa al Cav., soprattutto ora che il fatidico 14 dicembre si avvicina – è dimostrare una tesi precostituita: gli appetiti di Berlusconi sono così smisurati che ha lucrato guadagni personali anche sui contratti tra Eni e Gazprom per la fornitura di gas russo all’Italia, in combutta con l’amico Putin. La prima puntata, però, ci lascia freddini.

L’affare Mentasti di cui scrivono D’Avanzo, Greco e Rampini con toni misteriosi e qualche castroneria – non c’è più la pena di morte in Russia, ormai dal 1999 – non è mai andato in porto. I russi non hanno mai commercializzato direttamente il loro gas in Italia. Avete mai pagato una bolletta intestata a Gazprom o a una sua controllata? Avete mai goduto della concorrenza tra Eni e Gazprom per portarvi gas al miglior prezzo? “Il grande affare del gas” che doveva scattare grazie a “un bigliettino del premier” non è mai scattato. Trattasi di giallo con un bel movente, ma senza cadavere. Peccato: persino Repubblica non avrà difficoltà ad ammettere che il Cav., per quanto funambolico sia il suo genio per gli affari, non può avere lucrato alcunché da un affare che non esiste (e poi era tutto stato raccontato nel 2005, dallo stesso Greco e da Giuseppe Oddo sul 24Ore).

La speranza è per le prossime puntate, nelle quali confidiamo arriverà il momento dei veri affari con la Russia di Putin, stretti durante il governo di Romano Prodi – uno dei grandi esperti del settore, la miglior Business School di Mosca l’ha fondata la sua Nomisma nel 1999 (a proposito di onorificenze: l’anno scorso ne è diventato professore onorario). Assieme a Prodi, c’erano i suoi Valentino Valentini: il capo della segreteria politica di Palazzo Chigi, Daniele De Giovanni, oggi all’Eni come responsabile dell’ultraputiniano progetto South Stream, e Tomaso Tommasi di Vignano, indagato nel 2002 per Telekom Serbia e poi prosciolto, e oggi presidente di Hera, la società che si occupa di servizi idrici, gas e energia nella Bologna del Professore moscovita.