Maroni l’eurocritico

Roberto Maroni si trova a guidare un partito lacerato e confuso, travolto dalla sua stessa natura tribale e pasticciona, che ha visto fallire il suo sistema di alleanze tradizionale ed è in difficoltà nel trovare nuovi approdi credibili. In una situazione tanto critica, però, l’ex ministro dell’Interno e nuovo leader leghista non ha perso una certa capacità di ragionare e di porre problemi reali di cui si dovrà tenere conto, e non soltanto al nord.
13 AGO 20
Immagine di Maroni l’eurocritico
Roberto Maroni si trova a guidare un partito lacerato e confuso, travolto dalla sua stessa natura tribale e pasticciona, che ha visto fallire il suo sistema di alleanze tradizionale ed è in difficoltà nel trovare nuovi approdi credibili. In una situazione tanto critica, però, l’ex ministro dell’Interno e nuovo leader leghista non ha perso una certa capacità di ragionare e di porre problemi reali di cui si dovrà tenere conto, e non soltanto al nord. In un’intervista a Repubblica, Maroni esprime una serrata critica all’Unione europea a guida burocratica, ma allo stesso tempo non compie l’errore grossolano di tradire l’europeismo del nord, l’area del paese più integrata nell’economia e nella società continentale. “La nostra – dice Maroni – è una visione non anti europeista, ma neoeuropeista. E siamo gli unici ad averla”. L’Europa delle regioni, con un forte addentellato bavarese, dovrebbe nascere da un pronunciamento referendario che Maroni vorrebbe si svolgesse in tutti i paesi membri dell’Unione. La proposta di referendum consultivo ha un’evidente connotazione propagandistica, ma la critica all’Europa delle élite ha invece un tratto realistico e un fondamento nella coscienza popolare e democratica. Maroni esprime idee sulle quali intende confrontarsi, per esempio con il ministro Corrado Passera, invitato alla due giorni leghista del Lingotto per un dibattito con gli imprenditori del nord. Passera è indubbiamente un esponente della élite, ed è interessante che Maroni, mentre attacca un sistema di governo europeo e italiano di tipo elitario, promuova un confronto nel merito delle soluzioni economiche senza preclusioni. Significa che si sente sicuro delle sue idee, ed è difficile negare che sul terreno della critica abbia saputo mettere a fuoco problemi reali.
Anche il nuovo slogan su cui sta calibrando la comunicazione, “Prima il nord” vuole esprimere un equilibrio tra la rappresentanza territoriale e la rivendicazione della questione settentrionale, quanto mai reale in una situazione di disagio delle piccole e medie imprese, e un ruolo nazionale ed europeo. Le soluzioni politiche proposte, invece, sono al momento assai opinabili, come d’altronde anche quelle balbettate dalle forze politiche maggiori. Maroni si iscrive a un’area eurocritica, che è cosa diversa da quella euroscettica, nella quale confluiscono pressioni, pulsioni e interessi di origine diversa e talora contrastanti, ma che è una corrente reale dell’opinione europea. Difficile stabilire ora quale spazio politico potrà trovare la Lega di Maroni. Ma con le sue idee si può e si deve discutere, invece di dare per morta e sepolta l’aspirazione federalista e la rivendicazione di autogoverno che ne consegue. I problemi posti dal nuovo segretario leghista non sono invenzioni e chi li trascura rischia di cadere nell’astrattezza elitaria.