La rivolta dell’1 per cento
Siamo i cattivi, siamo quelli che guadagnano milioni grazie a leggi senza senso. Siamo l’1 per cento, detestato dal restante 99 per cento di coloro che chiedono più giustizia sociale e vogliono “occupy” tutto, anche la finanza, senza capirci in realtà molto. E’ apparso ieri sul Monde l’appello anonimo di un movimento di finanzieri che si autodefiniscono appunto “Nous sommes les 1%” e che suggeriscono al governo Hollande qualche ricetta semplice per penalizzare “les prédateurs” e sostenere i “créateurs” di profitto.
13 AGO 20

Siamo i cattivi, siamo quelli che guadagnano milioni grazie a leggi senza senso. Siamo l’1 per cento, detestato dal restante 99 per cento di coloro che chiedono più giustizia sociale e vogliono “occupy” tutto, anche la finanza, senza capirci in realtà molto. E’ apparso ieri sul Monde l’appello anonimo di un movimento di finanzieri che si autodefiniscono appunto “Nous sommes les 1%” e che suggeriscono al governo Hollande qualche ricetta semplice per penalizzare “les prédateurs” e sostenere i “créateurs” di profitto. Partendo dal totale abbattimento del debito pubblico, cosa fattibile visto che la ricchezza dei francesi negli ultimi dieci anni è passata da 3.800 a 9.600 miliardi di euro, mentre il debito pubblico è “solo” di 1.700 miliardi. Poi, con una scure tombale sulle tasse sul lavoro, con riduzione del 30 per cento delle aliquote e detassazione totale dei redditi d’impresa. E ancora, un’Iva selettiva, a seconda della necessità dei beni di consumo. Dall’altra parte, massacrando invece le rendite, con aliquote monstre su attività predatrici come future e trading ad alta frequenza; e Imu progressiva per scoraggiare i grandi rentiers. Non è il primo appello che arriva dal corpo produttivo dell’Esagono, sempre meno convinto dell’exception francese: qualche mese fa erano stati i Pigeons, piccoli imprenditori anti tasse che pur definendosi di sinistra protestavano contro le nuove imposte sulle imprese di Hollande. Adesso anche i cattivi scendono in campo, con ricette apparentemente thatcheriane ma che, sostengono, non sono di destra, anzi sono le uniche eredi della rivoluzione del 1789, che altrimenti “cosa l’abbiamo fatta a fare”.