Gheddafi: "La Libia appartiene ai libici e non agli stranieri"
“Tra poco finiremo il lavoro” è l’annuncio (e l’auspicio) di Muhammad Gomaa, che fa parte del gruppo dei ribelli che in queste ore sta tentando l’assalto finale a Muammar Gheddafi, ai suoi figli e alla scorta di militari a loro fedeli, presumibilmente asserragliati in un complesso residenziale nella parte centro sud di Tripoli, non lontano dall’ex roccaforte di Bab al Aziziyah. Leggi Sarkozy e Cameron si danno battaglia per il dopo Gheddafi - Leggi Il rifugio del colonnello nel sude i piani degli ex al potere e di Ankara - Leggi Liberati i quattro reporter italiani rapiti ieri in Libia
13 AGO 20

Un altro fronte di guerra si è aperto nel primo pomeriggio nei pressi dell’Hotel Corinthia di Tripoli, dove si trovano molti giornalisti, tra cui i quattro italiani liberati. Lo ha riferito un inviato della France Presse sul posto: “Ci sono pesanti sparatorie proprio davanti ai gradini di ingresso del nostro hotel”.
Il capo del Cnt, Abdel Jalil da Milano, dove ha incontrato il premier Berlusconi, ha esortato i libici che si trovano nelle zone controllate dai lealisti a “unirsi alla rivoluzione”, e ha inoltre assicurato di essere “disponibile a qualunque negoziato per evitare nuove violenze e uccisioni”.
Tra le priorità per i prossimi giorni, secondo Jibril, c'è “l’avvio di un sistema di giustizia transitorio e la costruzione di un esercito nazionale. Questo passo – ha aggiunto – prevede che siano tolte le armi che sono sulla strada”. Secondo il leader dei ribelli “c’è però anche da preparare l’apertura delle scuole il mese prossimo e fornire assistenza e cure alle persone ferite”. Durante la conferenza stampa a seguito del vertice è stato poi annunciato che sarà il ministro degli Esteri, Franco Frattini, per parte italiana, a guidare il comitato "di accordo tra i due governi", delineato oggi nel corso dell’incontro. Berlusconi ha annunciato un accordo che sarà firmato già lunedì dall'Eni a Bengasi, in cui saranno anticipati, senza pagamento, quantità di gas e petrolio per le prime esigenze del popolo libico, che da giorni vive a corrente alternata, con scarsissima acqua e senza beni di prima necessità, tanto da far presagire un’imminente crisi umanitaria nel caso perduri l’attuale situazione. Jibril ha assicurato a Silvio Berlusconi che: “Non ci sarà nessuno atteggiamento vendicativo nei confronti degli sconfitti”.