Ci ripensi, segretario
Lo sciopero proclamato dalla Cgil contro la manovra correttiva ha preso in contropiede il segretario democratico Pier Luigi Bersani. Scendere in piazza mentre l’iter del provvedimento è in corso significa non nutrire alcuna fiducia nella possibilità che le opposizioni ottengano qualche risultato oppure, e questa è la posizione esplicitamente espressa dalla Fiom, ritenere che le stesse proposte del Pd siano sostanzialmente subalterne all’impostazione restrittiva che viene dall’Europa.
13 AGO 20

Lo sciopero proclamato dalla Cgil contro la manovra correttiva ha preso in contropiede il segretario democratico Pier Luigi Bersani. Scendere in piazza mentre l’iter del provvedimento è in corso significa non nutrire alcuna fiducia nella possibilità che le opposizioni ottengano qualche risultato oppure, e questa è la posizione esplicitamente espressa dalla Fiom, ritenere che le stesse proposte del Pd siano sostanzialmente subalterne all’impostazione restrittiva che viene dall’Europa. D’altra parte la stessa segretaria della Cgil, Susanna Camusso, prendendo le distanze dalla cosiddetta “contromanovra” proposta dal Partito democratico (“ci sono alcuni punti di convergenza e altri no”) ha messo in chiaro il carattere assolutamente isolato della protesta promossa dalla sua organizzazione, che numerosi esponenti democratici ritengono quanto meno intempestiva. Che ci sia una distanza ormai piuttosto netta tra Cgil e Pd non è una novità (e bene fanno i quarantenni del Pd di cui ieri ha parlato il Foglio a preparare un duro documento contro lo sciopero della Camusso), ed è comprensibile che si cerchi da parte dei vertici di ambedue le organizzazioni di attribuirla, un po’ burocraticamente, alla differente funzione del partito e del sindacato. Bersani, però, non ha rinunciato a cercare, per la verità piuttosto goffamente, di attribuirne la responsabilità al governo. Dopo aver esaltato la convergenza che si era realizzata poche settimane fa tra le rappresentanze sociali, ora denuncia una non meglio identificata azione del governo per far emergere, invece la “divergenza”.
In realtà non c’era stata una convergenza reale, visto che il documento sottoscritto da sindacati, Confindustria e Associazione bancaria rappresentava una serie di esigenze, senza entrare nel merito delle soluzioni, sulle quali le ricette preferite dalle diverse sigle erano e restano assai differenziate. L’unico elemento di novità vera era il rientro della Cgil nello spazio negoziale, dal quale Camusso ha deciso di uscire subito e unilateralmente, suscitando l’irritazione e talora il sarcasmo non solo della Confindustria ma anche delle altre confederazioni. Che cosa c’entra il governo? L’esecutivo ha emanato un decreto sul quale c’è ampia disponibilità al confronto. Le rappresentanze sociali e le formazioni politiche sono impegnate nel confronto a sostegno delle loro proposte e a difesa dei loro interessi e trarranno un bilancio al termine del confronto. Solo la Cgil non ha voluto partecipare a questo confronto di posizioni, preferendo la mitica “lotta” alla discussione. Se qualche ministro ha sottolineato la peculiarità di questo atteggiamento ha fatto il suo dovere, se Bersani cerca di occultarlo non fa il suo.
In realtà non c’era stata una convergenza reale, visto che il documento sottoscritto da sindacati, Confindustria e Associazione bancaria rappresentava una serie di esigenze, senza entrare nel merito delle soluzioni, sulle quali le ricette preferite dalle diverse sigle erano e restano assai differenziate. L’unico elemento di novità vera era il rientro della Cgil nello spazio negoziale, dal quale Camusso ha deciso di uscire subito e unilateralmente, suscitando l’irritazione e talora il sarcasmo non solo della Confindustria ma anche delle altre confederazioni. Che cosa c’entra il governo? L’esecutivo ha emanato un decreto sul quale c’è ampia disponibilità al confronto. Le rappresentanze sociali e le formazioni politiche sono impegnate nel confronto a sostegno delle loro proposte e a difesa dei loro interessi e trarranno un bilancio al termine del confronto. Solo la Cgil non ha voluto partecipare a questo confronto di posizioni, preferendo la mitica “lotta” alla discussione. Se qualche ministro ha sottolineato la peculiarità di questo atteggiamento ha fatto il suo dovere, se Bersani cerca di occultarlo non fa il suo.