Viva l’inciucio

La prima giornata della XVII legislatura se n’è andata, come largamente previsto, senza che i partiti vecchi e nuovi riuscissero a eleggere i presidenti di Camera e Senato, il minimo sindacale e istituzionale di una democrazia. Anzi, in un clima di sospetti e dialoghi tra sordi, con il bordone cupo dei neofiti a Cinque stelle, s’è respirata nei due rami del Parlamento un’aria sfiduciata, sfilacciata, con poche idee, da sistema in decomposizione. Vedremo se la giornata di oggi sarà migliore, è un auspicio dovuto. Il problema è che la strada paludosa in cui ci si è infilati, a partire dal Pd del capitano senza bussola Pier Luigi Bersani, è senza sbocchi ragionevoli.
12 AGO 20
Immagine di Viva l’inciucio
La prima giornata della XVII legislatura se n’è andata, come largamente previsto, senza che i partiti vecchi e nuovi riuscissero a eleggere i presidenti di Camera e Senato, il minimo sindacale e istituzionale di una democrazia. Anzi, in un clima di sospetti e dialoghi tra sordi, con il bordone cupo dei neofiti a Cinque stelle, s’è respirata nei due rami del Parlamento un’aria sfiduciata, sfilacciata, con poche idee, da sistema in decomposizione. Vedremo se la giornata di oggi sarà migliore, è un auspicio dovuto. Il problema è che la strada paludosa in cui ci si è infilati, a partire dal Pd del capitano senza bussola Pier Luigi Bersani, è senza sbocchi ragionevoli. La nostra classe politica e i partiti non sono granché, e va bene. Il sistema istituzionale è quel che è, e va bene. Ciò nonostante l’Italia non può essere umiliata più a lungo dal clima di rissa, dal massimalismo insulso, dalla farsa dei vip manettari che firmano appelli per un “governo di alto profilo”, con Beppe Grillo, da giurarsi sulla pelle di Berlusconi, e poi che tutto il resto, il paese, finisca a farsi fottere.
L’unica soluzione a portata di mano, forse non magnifica, ma realistica, è quella che in ogni altro paese civile chiamano – quando ci si trova in situazione di stallo – grande coalizione, o unità nazionale. Nella nostra democrazia stracciona la chiamano inciucio. Quelli che usano la parola, di solito, lo fanno in tono spregiativo. Ma di fronte allo schifo dei loro governi di alto profilo, o peggio al governo della volontà generale grillino, diventa persino bello e nobile rivendicare la parola: viva l’inciucio. Ovvero viva la possibilità di dare presidenti senza apriscatole in mano ai due rami del Parlamento, di formare un governo con maggioranza solida, in grado di sostenere un programma che guardi alle cose importanti, economia, fisco, riforma elettorale e del finanziamento ai partiti, e trascuri quelle poco serie che il Pd ha infilato nella sua traballante scala a otto pioli per cercare di salire fino al cuore di Beppe Grillo. E aprire una strada, fra qualche settimana, per eleggere civilmente un degno successore di Giorgio Napolitano. Bersani ieri diceva: “Ci sono cose urgenti da fare e stiamo perdendo settimane”. Come non fosse lui, l’uomo che non ha vinto, a perdere tempo da settimane inseguendo l’orda dell’apriscatole. Schifando i consigli del Quirinale, e quelli dei vecchi, ma non proprio da rottamare, del suo partito (e pure di qualche mente lucida del Pdl) che gli dicono l’unica cosa urgente, e realistica, è buttare l’apriscatole e fare l’inciucio.