Strane incongruenze
12 AGO 20

In questi giorni, si ode ripetere, ad ogni sospirar di vento, che una sentenza pubblica resa “in nome del popolo italiano” dovrebbe essere relegata a fatto privato e individuale, come se, sia l’errore giudiziario che i soggetti coinvolti, la Magistratura alla quale è affidato l’onere di somministrare la giustizia e il cittadino verso il quale ricade la decisione, non implicassero un’inevitabile e automatico riverbero coincidente con un delicato e imprescindibile interesse pubblico e quei diritti universalmente riconosciuti. È desolante dover ricordare agli stessi che per mesi e mesi, in tante occasioni, hanno sempre asserito che ogni qual volta un fatto fosse riferibile a Berlusconi, privato o meno che fosse, era moralmente giusto e politicamente doveroso, non solo commentarlo, e comunque a prescindere, ritenerlo come un rilevante fatto dalle inevitabili “conseguenze politiche”. Insomma, per una parte, pare emerga ancora una volta, una strana discrasia nelle valutazioni dei fatti e nei giudizi a prescindere dal merito o dalla forma. Quando conviene è politica, in altre, magari una sentenza emessa da pubblici dipendenti, un mero fatto privato. Non vorrei che le famose “lenzuolate” liberiste di bersaniana memoria non avessero come appendice evolutiva una “privatizzazione” della giustizia.