Quello che gli sfascisti non sanno / 2

Lo sciacallaggio di Repubblica, che ha assunto il ruolo odioso della vecchietta che gode ai piedi della ghigliottina, reso celebre dai filmetti dozzinali sulla rivoluzione francese, adesso si estende al Quirinale, del quale si interpretano faziosamente comunicati chiarissimi. Giorgio Napolitano sta riflettendo, con l’assillo di evitare una nuova fase d’instabilità che vanificherebbe gli sforzi compiuti o subiti dagli italiani per arrivare a vedere la fine della crisi economica.
12 AGO 20
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Lo sciacallaggio di Repubblica, che ha assunto il ruolo odioso della vecchietta che gode ai piedi della ghigliottina, reso celebre dai filmetti dozzinali sulla rivoluzione francese, adesso si estende al Quirinale, del quale si interpretano faziosamente comunicati chiarissimi. Giorgio Napolitano sta riflettendo, con l’assillo di evitare una nuova fase d’instabilità che vanificherebbe gli sforzi compiuti o subiti dagli italiani per arrivare a vedere la fine della crisi economica. Ovviamente vengono smentite, senza citarle, le varie ipotesi di intervento presidenziale circolate tra i commentatori, ma l’unico dato che risulta chiaro è l’invito a tutti ad abbassare i toni a non forzare la situazione a trovare il tempo necessario per un confronto più sereno. Repubblica invece ha fretta, vuole vedere scorrere il sangue (metaforico naturalmente) di Silvio Berlusconi, e, con il suo azzeramento coatto, punta alla fine delle odiate larghe intese, per aprire la strada al solito scenario avventuristico di maggioranze ribaltonistiche, magari con una scissione del movimento grillino, che finirebbe in realtà con una situazione di blocco istituzionale. Giorgio Napolitano teme esattamente questo, ha fatto capire più volte anche esplicitamente che non si assumerebbe la responsabilità di agevolare passaggi di questo genere, che sarebbero un tradimento esplicito del patto in base al quale i partiti maggiori hanno ottenuto la sua accettazione del secondo mandato.
L’ossessione di Repubblica, quella di tacitare Berlusconi, d’altra parte diventa un obiettivo tanto meno realizzabile quanto più si evidenzia l’accanimento mediatico che fa da eco a quello giudiziario. Berlusconi in carcere, come sembrano “sognare” i manettari, avrebbe una tribuna più alta e più imbarazzante per i suoi avversari di ogni palco che si possa erigere su una piazza o anche di ogni poltrona istituzionale. Non è un caso che questa ipotesi estrema, quella di rifiutare le misure cautelari alternative cui pure avrebbe diritto, pare abbia attraversato la mente del leader del centrodestra. Negare l’esistenza di un problema di agibilità politica per la persona che guida uno schieramento forte di vasti consensi popolari ha l’effetto controproducente di ampliare l’interesse per una voce che si vuole cancellare. Berlusconi è un combattente, che ha dimostrato in varie occasioni di saper sorprendere, adottando scelte apparentemente destinate ad esiti disastrosi e che poi hanno invece dimostrato una loro vitalità imprevista ma reale. Chi non rispetta la sua storia, per altezzosità moralistica, non comprende il ruolo che Berlusconi esercita tuttora ed eserciterà comunque, nonostante e forte persino per effetto della persecuzione che subisce.