Alla ricerca di un tesoretto
Perché il Pd arroccato su Mps (e sulla Cgil) offre a Monti una nuova prateria
“Non voglio attaccare Bersani, ma nello scandalo Mps i democratici hanno avuto influenza”. Le parole con cui ieri Mario Monti ha ricordato al Pd le sue responsabilità sul caso Monte dei Paschi (13 dei 16 consiglieri che compongono la fondazione Mps, che nomina i vertici del Monte dei Paschi, sono scelti da due istituzioni come il comune e la provincia di Siena governate dalla sinistra dalla notte dei tempi) segnano una nuova fase della campagna del presidente del Consiglio. Leggi Pdl a teatro
12 AGO 20

“Non voglio attaccare Bersani, ma nello scandalo Mps i democratici hanno avuto influenza”. Le parole con cui ieri Mario Monti ha ricordato al Pd le sue responsabilità sul caso Monte dei Paschi (13 dei 16 consiglieri che compongono la fondazione Mps, che nomina i vertici del Monte dei Paschi, sono scelti da due istituzioni come il comune e la provincia di Siena governate dalla sinistra dalla notte dei tempi) segnano una nuova fase della campagna del presidente del Consiglio. Una fase in cui Monti punta non solo a conquistare una parte di quel famoso 30 per cento di elettori delusi da Berlusconi (vedi editoriale a pagina tre); ma anche a sfruttare la scricchiolante strategia difensiva scelta dal Pd sul caso Mps (ieri Fassina è arrivato persino a dire che non è vero che è il “Pd che influenzava Mps, ma è Mps che influenzava il Pd”) per cercare di attrarre quegli elettori che il centrosinistra potrebbe perdere in seguito alla vicenda senese. “Possiamo recuperare fino al cinque per cento da questa storia”, dice con un sorriso compiaciuto, e forse ottimista, un esponente della lista Monti che bene conosce le difficoltà patite dalla sinistra ogni volta che si ritrova ad affrontare il problema del suo rapporto con le banche.
In filigrana, dietro lo scontro tra Monti e il Pd, si intravede anche un tentativo di non esagerare con gli attacchi personali per non perdere di vista il fatto che i due schieramenti hanno un nemico comune che si chiama Berlusconi. Se questo ragionamento vale per il Pd, per quanto riguarda Monti la questione è diversa. E pur non volendo non attaccare il segretario, nei prossimi giorni il prof. ha intenzione di continuare la sua opera di “estremizzazione” del centrosinistra. Sia inchiodando il Pd per la sue responsabilità in Mps; sia descrivendo la coalizione di Bersani come se fosse il braccio politico della Cgil. “Se il Pd – ragiona un collaboratore di Monti – continua ad arroccarsi così su Mps, senza fare un’autocritica sugli errori commessi nel passato, e se dovesse scegliere di buttarsi a sinistra come ha fatto in questi giorni, e come ha fatto ieri durante la convention sul lavoro organizzata dalla Cgil, il risultato è che per noi, anche in questa fetta di elettorato, si apre una prateria grande così”.
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