Occhio agli indecisi

A meno d’un mese dal voto politico, c’è ancora un trenta per cento d’indecisi (sondaggio Demos) che rende per lo meno traballante ogni previsione troppo assertiva. E’ vero che la rimonta berlusconiana non c’è – come scriveva il Foglio di ieri: il Cav. fa campagna elettorale senza fasti né quattrini – ed è verosimile che ora il Pd sovrasti il Pdl di circa 17 punti. Ma non bisogna essere pigri, anzi il caso Mps e le sue conseguenze politiche immediate suggeriscono di rivedere alcuni schemi già cristallizzati in sentenze destinate al macero.
12 AGO 20
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A meno d’un mese dal voto politico, c’è ancora un trenta per cento d’indecisi (sondaggio Demos) che rende per lo meno traballante ogni previsione troppo assertiva. E’ vero che la rimonta berlusconiana non c’è – come scriveva il Foglio di ieri: il Cav. fa campagna elettorale senza fasti né quattrini – ed è verosimile che ora il Pd sovrasti il Pdl di circa 17 punti. Ma non bisogna essere pigri, anzi il caso Mps e le sue conseguenze politiche immediate suggeriscono di rivedere alcuni schemi già cristallizzati in sentenze destinate al macero. Per esempio quella relativa all’inesorabile apparentamento post elettorale tra la lista di Mario Monti (con frattaglie centriste al rimorchio) e il partito di Pier Luigi Bersani. Il Pd si trova al centro del poderoso pasticcio politico-bancario senese, ha più di qualcosa da spiegare agli elettori (forse anche agli inquirenti e agli organi di Vigilanza finanziaria), è sulla difensiva, dà segnali di nervosismo. In questo fianco scoperto, il più autorevole affondo l’ha portato proprio Monti: “Il Partito democratico è coinvolto in questa vicenda perché ha sempre avuto grande influenza sulla banca Mps, attraverso la sua Fondazione e il rapporto storico con il territorio culturale e finanziario senese”. A questo colpo, il premier uscente ha fatto seguire una garbata offerta di dialogo rivolta a un Pdl che volesse deberlusconizzarsi (subito respinta con zelo dal segretario Angelino Alfano). Il prof. sta lavorando sui punti deboli di un centrosinistra a trazione ultra-gauchista (Vendola-Camusso) e di un centrodestra costretto nell’antico vincolo Berlusconi-Lega. L’operazione montiana potrebbe rivelarsi insufficiente a capitalizzare un bottino maggioritario, ma non va dimenticato che nel 30 per cento degli indecisi figurano per lo più elettori berlusconiani delusi dal Cav. e costitutivamente ostili alla sinistra. Monti sta parlando a loro.