Obama, come parli?
L’irrisolto furto di un teleprompter, correlativo oggettivo della levigata retorica obamiana, dall’autobus che ha portato il presidente in un tour per promuovere il suo piano sul lavoro non è l’unico guaio linguistico di Obama. La battaglia per spingere a forza una riforma osteggiata al Congresso dai repubblicani coincide con uno scivolamento del linguaggio obamiano verso un registro becero sconosciuto al gran cesellatore di parole, quello che faceva bella mostra di potersi avventurare in qualunque conversazione uscendo dalla stanza con la maggioranza degli interlocutori dalla sua.
12 AGO 20

L’irrisolto furto di un teleprompter, correlativo oggettivo della levigata retorica obamiana, dall’autobus che ha portato il presidente in un tour per promuovere il suo piano sul lavoro non è l’unico guaio linguistico di Obama. La battaglia per spingere a forza una riforma osteggiata al Congresso dai repubblicani coincide con uno scivolamento del linguaggio obamiano verso un registro becero sconosciuto al gran cesellatore di parole, quello che faceva bella mostra di potersi avventurare in qualunque conversazione uscendo dalla stanza con la maggioranza degli interlocutori dalla sua. Appena atterrato ad Asheville, in North Carolina, l’Obama ruvido e aggressivo ha dato un saggio del suo nuovo assetto: “Il piano dei repubblicani è avere aria più inquinata, acqua più inquinata e sempre meno persone coperte dall’assicurazione medica”.
Dieci giorni fa, a Dallas, Obama ha stracciato la sua vecchia regola che impone di evitare gli attacchi personali: “Il leader della maggioranza al Congresso, Eric Cantor, dice che impedirà che il mio piano sul lavoro prenda un solo voto alla Camera. Dovrebbe venire qui a spiegare cos’è che non gli piace”. Il presidente sbraita, arringa, s’arrabbia, alza la voce anche quando non serve e sembra aver perso il tocco felpato della sua “political suasion”. E’ di questo evidentemente che ha bisogno per riavvicinarsi all’elettorato liberal in vista di una corsa elettorale che è già nel vivo anche senza le primarie democratiche. Ma la strana tendenza aggressiva fa sentire la mancanza dell’oratore che incantava le folle.
Dieci giorni fa, a Dallas, Obama ha stracciato la sua vecchia regola che impone di evitare gli attacchi personali: “Il leader della maggioranza al Congresso, Eric Cantor, dice che impedirà che il mio piano sul lavoro prenda un solo voto alla Camera. Dovrebbe venire qui a spiegare cos’è che non gli piace”. Il presidente sbraita, arringa, s’arrabbia, alza la voce anche quando non serve e sembra aver perso il tocco felpato della sua “political suasion”. E’ di questo evidentemente che ha bisogno per riavvicinarsi all’elettorato liberal in vista di una corsa elettorale che è già nel vivo anche senza le primarie democratiche. Ma la strana tendenza aggressiva fa sentire la mancanza dell’oratore che incantava le folle.