Non è un paese per colossi

Ieri dal Salone dell’auto di Detroit Sergio Marchionne ha detto che la decisione sulla sede sociale di Fiat-Chrysler sarà presa a fine gennaio. Il governo Letta ha dunque circa due settimane per cominciare a dialogare con il Lingotto sull’ubicazione del quartier generale del nuovo gruppo non solo dal punto di vista formale, della sede legale, ma anche sostanziale.
12 AGO 20
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Ieri dal Salone dell’auto di Detroit Sergio Marchionne ha detto che la decisione sulla sede sociale di Fiat-Chrysler sarà presa a fine gennaio. Il governo Letta ha dunque circa due settimane per cominciare a dialogare con il Lingotto sull’ubicazione del quartier generale del nuovo gruppo non solo dal punto di vista formale, della sede legale, ma anche sostanziale. Infatti, secondo la prassi che si sta sempre più radicando per le imprese globali, qual è Fiat, la sede legale non può essere dissociata dalle strutture direzionali affinché questo abbia valore agli effetti tributari e penali. L’Italia dovrebbe imparare a dialogare con questi colossi, ma non sa farlo. Questo sforzo vale ai fini della politica occupazionale; assai più importante del discettare sul Jobs act come si fa nei talk-show. Il dialogo occorre e anche urgentemente. Vediamo ad esempio che il gruppo Natuzzi – una delle poche nostre “multinazionali” quotate alla Borsa di New York dagli anni 90 – è da vari anni in perdita, certo a causa della crisi che ha ridotto il fatturato ma – in larga misura – per l’abnorme costo di produzione negli stabilimenti italiani dove fa i noti divani, dice un’inchiesta Reuters pubblicata ieri. 1 euro al minuto per unità di prodotto contro i 10 centesimi negli stabilimenti cinesi e i 50 in Italia nelle aziende esterne che lavorano per Natuzzi su commessa. Se Natuzzi potesse lavorare con i sistemi flessibili delle piccole imprese terziste del settore, i suoi costi si potrebbero dimezzare. Altri casi rivelano l’assenza in Italia di una diplomazia economica efficace: Prada ha avuto contenziosi col nostro fisco, e Google è finita alla gogna legislativo-mediatica con la Web tax. E’ meglio concentrarsi su come attrarre i colossi esteri (e come tenere qui i nostri) anziché agire unilateralmente con l’inquisizione giudiziaria (Prada e prima ancora Dolce&Gabbana) o con provvedimenti che demonizzano una corporation globale del Web.