Morire di libertà (e di indifferenza)

Nella storia della quarantaquattrenne belga Nancy Verhelst – che dopo aver cambiato sesso ha chiesto e ottenuto il suicidio assistito per “sofferenze psichiche insopportabili” – riecheggiano altre storie altrettanto tragiche. Nel 2009, a suicidarsi a due anni dal cambio di sesso che lo aveva trasformato in Christine, era stato Mike Penner, notissimo giornalista sportivo del Los Angeles Times. Penner aveva condiviso con milioni di lettori i motivi della sua scelta, ottenendo solidarietà e incoraggiamento. Poi però ha scelto di morire, dopo aver di nuovo usato per qualche settimana la vecchia firma maschile sul suo quotidiano.
12 AGO 20
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Nella storia della quarantaquattrenne belga Nancy Verhelst – che dopo aver cambiato sesso ha chiesto e ottenuto il suicidio assistito per “sofferenze psichiche insopportabili” – riecheggiano altre storie altrettanto tragiche. Nel 2009, a suicidarsi a due anni dal cambio di sesso che lo aveva trasformato in Christine, era stato Mike Penner, notissimo giornalista sportivo del Los Angeles Times. Penner aveva condiviso con milioni di lettori i motivi della sua scelta, ottenendo solidarietà e incoraggiamento. Poi però ha scelto di morire, dopo aver di nuovo usato per qualche settimana la vecchia firma maschile sul suo quotidiano. E’ passato un secolo e mezzo da quando di una vicenda in parte simile fu protagonista il famoso Herculine Barbin, giovane pseudo-ermafrodito parigino morto suicida a Parigi nel 1868. Le sue memorie, rintracciate e fatte pubblicare dal filosofo Michel Foucault nel 1978, sono la struggente e lucida testimonianza di una sofferenza terribile, anche dopo l’approdo definitivo al sesso maschile, che era di fatto quello reale di Herculine, scambiato alla nascita per femmina a causa di una malformazione all’epoca difficilmente diagnosticabile. La sua storia, che pure è stata usata dai sostenitori della teoria del gender come prova dell’assoluta artificiosità del concetto di sesso maschile o femminile, dimostra in realtà l’esatto contrario. Così come le speculari vicende di Nancy-Nathan Verhelst e di Mike-Christine Penner denunciano l’impossibilità di “costruire” la propria identità sessuale sulla base della sola volontà, sia pure nelle condizioni ottimali di una società che incoraggia, sostiene, applaude all’idea di padronanza assoluta dell’individuo rispetto al corpo. Il feticcio dell’autodeterminazione, che fa decidere a una madre argentina di chiedere il cambio di sesso per il proprio figlio maschio di sei anni, perché lui ama le bambole e vuole vestirsi come la sorella maggiore, trova nel corpo un limite oggettivo. Ma segnalarlo, e segnalare quanto ingannevole possa essere quell’idea indifferente di libertà e di autodeterminazione, nella lettura del cretino politicamente corretto può diventare omofobia. Il giorno prima di morire, Nancy-Nathan Verhelst aveva detto in un’intervista di odiare il proprio corpo dopo gli interventi chirurgici. E’ stato sufficiente, in Belgio, per ottenere un’iniezione letale. Ancora una volta, in perfetta libertà.