Merkel e l’interesse nazionale anche sui migranti. Il fiume, la piena, la guerra
12 AGO 20

Al direttore - Finirà che la Germania di Angela Merkel ci farà un sacco di quattrini con i migranti e ci darà una lezione anche su questo, a noi che di migranti ne abbiamo assai di più a disposizione. Come? Hanno due problemi: pochi giovani e costo del lavoro che, seppur sostenibile, è comunque alto. In attesa di trasformare tutta l’industria in “digitale” (senza forza lavoro “umana”) che cosa c’è di meglio se non l’utilizzo di nuovi operai a basso costo? Li riceveranno, li organizzeranno in nuovi siti residenziali ad hoc (dotati di tutti i servizi e di scuole, vicini alle fabbriche) e abbasseranno i prezzi di tutto l’export, migliorando ulteriormente produttività e margini. E noi: cara gratia se li sfamiamo…
Enrico Villa
Enrico Villa
Si chiama interesse nazionale. E anche su questo, come su quasi tutto il resto, la signora Merkel è maestra di stile e di governo.
Al direttore - Merkel, Papa Francesco, Bono Vox, Emma Watson, società più o meno civile, premier finlandesi. Dopo anni di totale menefreghismo l’Europa ha dato il via alla corsa all’immigrato. Una gara di solidarietà che corre lungo il confine austroungarico per giungere in Germania, Francia, Gran Bretagna. Partono sopra tutto dalla Siria in bassa percentuale ma ininterrottamente, come un fluido lento e inesorabile. L’accoglienza è una belle parola, specialmente per chi scappa dalla guerra. Dovere nostro è aiutare chi fugge da una situazione disastrosa, e ci mancherebbe. Il problema sta nella soluzione; nelle parole, nei quintali di ipocrisia condensata nei mezzi di comunicazione. Bocche di dubbio raccapriccio di fronte a corpi molli e tiepidi mentre giungono agli occhi video di esseri umani grigliati e rovine di sacri tesori. Eppure continuiamo forzatamente, per pudore, per stolto pacifismo, a non parlare di guerra. Unica soluzione a un conflitto altrimenti infinito.
Jori Cherubini
Jori Cherubini
Per quanto sia un’immagine abusata, l’immigrazione generata dalla guerra è come un fiume in piena: nel breve periodo, il fiume in piena lo puoi contenere con qualche argine rialzato qua e là: ma nel lungo termine se la piena non finisce significa che c’è un grave problema alla fonte. Nel caso dell’immigrazione il problema alla fonte corrisponde con una guerra civile di fronte alla quale l’occidente ha scelto sostanzialmente di non intervenire. E quello che oggi osserviamo in Siria, una delle fonti e delle origini del problema, è l’immagine perfetta di ciò che potrebbe diventare il medio oriente nel futuro senza un intervento vero dell’occidente.
Al direttore - Torna dopo tre settimane dagli Stati Uniti e invoca la cacciata di nazisti e fascisti da Roma. Si sarà sbronzato di Red Bull sull’aereo di ritorno?
Gaspare Serra
Gaspare Serra
Al direttore. Ringrazio Marco Valerio Lo Prete per l’intervista a Shanahan a proposito del ricco Golfo che fa la parte del “free rider” dell’umanitarismo. “Free rider” in economia è chi usufruisce di un bene pubblico senza pagare alcun prezzo per esso. Gli Emiri intervengono più o meno direttamente nella vita politica degli altri paesi arabi e islamici, ma poi si rifiutano di pagarne il prezzo. Hanno finanziato i ribelli anti Assad, ma si rifiutano di accogliere i profughi siriani. Ci devono pensare i “cattivi” governi tedeschi e australiani. Ma al Giornalista Collettivo infarcito di solidarismo ideologico queste notizie non interessano. Più dei fatti mi sembra che a loro interessi far singhiozzare a singhiozzo con tanto di autoflagellazione.
Daniel Mansour
Daniel Mansour
Al direttore - E’ giusto pubblicare la foto di un bambino morto sulla prima pagina di un giornale? Qualcuno ha invocato la dignità della morte. Altri hanno detto che non deve diventare, il cadavere di quel povero bimbo, un’immagine virile, che serve solo a ricordarci quello che già sappiamo, e cioè che ogni guerra è abominevole. Io penso che spettacolarizzare la morte non sia sempre un errore. In questo caso, per esempio, non lo è. Perché quella foto è un forte monito contro la guerra. Ce ne sono state altre di foto, per crudezza realistica sconvolgenti, capaci però di renderci tutti complici di un mondo che sta precipitando nell’orrore senza ritorno.La morte di oltre 250 mila persone in Siria val bene una foto cruda ma concreta.
Fabio Sicari
Fabio Sicari