Lega alla conquista degli Appennini
L’estate leghista, cominciata con la sottovalutazione dell’inno nazionale, “che non conosce nessuno”, è proseguita con la propaganda per i dialetti da insegnare nelle scuole, con una richiesta di aumento dei salari “legati al costo della vita su base territoriale” e ha ora un acuto finale con la polemica con qualche alto prelato sul tema del respingimento dei clandestini, culminata nell’ipotesi di rivedere il Concordato.

Guardato in modo altezzoso dagli apparatniki del Pci, che comunque lo coinvolgevano facendogli cucinare salamelle alle feste dell’Unità, questo popolo “plebeo” della sinistra oggi appare disperso e disorientato dalle fumisterie del dibattito congressuale democratico. Bossi parla la loro lingua, solletica istinti e sentimenti repressi ma non abbandonati. Ha lanciato un segnale, poi probabilmente, tratterà e medierà quel che c’è da mediare e da trattare, continuerà a gestire insieme respingimenti e sanatorie, contratti territoriali e richieste salariali generalizzate, rivendicazione delle radici cristiane e polemiche puntute con gli aspetti universalistici del magistero ecclesiastico. Naturalmente punta a contendere il primato al Pdl nelle regioni padano-venete, ma forse la sua campagna d’estate guardava soprattutto al ridotto appenninico della sinistra, la terra di conquista.