Le illusioni di Obama in Iran
I lavori dell’Assemblea generale dell’Onu si aprono oggi sotto un auspicio illusorio: il gran compromesso nucleare con l’Iran è a portata di mano. Questa è la convinzione che i diplomatici americani sussurrano all’orecchio di Barack Obama, ancora indeciso sull’opportunità di una stretta di mano lungo i corridoi del Palazzo di vetro con il presidente Hassan Rohani (è invece in programma un incontro tra i ministri degli Esteri Kerry e Zarif, il primo contatto diretto dalla rivoluzione), ma certamente intrigato dai segnali di disgelo che Teheran sta inviando con maliziosa enfasi.
12 AGO 20

I lavori dell’Assemblea generale dell’Onu si aprono oggi sotto un auspicio illusorio: il gran compromesso nucleare con l’Iran è a portata di mano. Questa è la convinzione che i diplomatici americani sussurrano all’orecchio di Barack Obama, ancora indeciso sull’opportunità di una stretta di mano lungo i corridoi del Palazzo di vetro con il presidente Hassan Rohani (è invece in programma un incontro tra i ministri degli Esteri Kerry e Zarif, il primo contatto diretto dalla rivoluzione), ma certamente intrigato dai segnali di disgelo che Teheran sta inviando con maliziosa enfasi. L’aria di normalizzazione è un toccasana per il presidente della mano tesa verso il mondo islamico e per il leader multilaterale che si è gettato nel pertugio diplomatico aperto da Vladimir Putin sulla Siria, perfetta exit strategy da un’ipotesi militare dannosa per la legacy presidenziale. Se si può portare al tavolo delle trattative Bashar el Assad, ragiona Obama, a maggior ragione si potrà portare Rohani, presidente con vaga fama riformista che offre di fermare l’avanzata verso la Bomba in cambio di un allentamento delle sanzioni e viene accolto a New York con galanteria mai riservata al suo predecessore. Il presidente è confortato nell’analisi dalla scuola del containment iraniano, capitanata dall’analista Ken Pollack, convinto che contenere gli ayatollah sia il male minore per un’America ansiosa di sciacquare le minacce globali nel lavacro della diplomazia onusiana. Normalizzare e contenere, questo è il motto dell’illusione obamiana. “Una trappola”, come la definisce Bibi Netnayahu, basata, per ora, su parole e tattica. Un po’ poco per abbandonare le minacce di uno strike e aderire alla dottrina del contenimento.