L’aporia finiana

Gianfranco Fini ha reiterato la sua critica alla legge sul fine vita approvata dal Senato, critica che aveva già espresso limpidamente, da una posizione che egli stesso aveva definito minoritaria, al congresso costitutivo del Pdl. E’ persino superfluo ricordare che esprimere opinioni critiche è del tutto legittimo, anche per il presidente della Camera.
12 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 11:33
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Gianfranco Fini ha reiterato la sua critica alla legge sul fine vita approvata dal Senato, critica che aveva già espresso limpidamente, da una posizione che egli stesso aveva definito minoritaria, al congresso costitutivo del Pdl. E’ persino superfluo ricordare che esprimere opinioni critiche è del tutto legittimo, anche per il presidente della Camera. L’interpretazione che dà Fini della laicità dello stato, che consisterebbe in una indifferenza rispetto alle questioni della vita e della morte, ha un limite oggettivo nel principio costituzionale, e quindi laico, dell’intangibilità e quindi dell’indisponibilità della vita. Si tratta di trovare un equilibrio complesso e la legge approvata in prima lettura ne definisce uno che conferisce grande responsabilità al medico e al fiduciario del paziente, che riconosce il diritto personale al rifiuto della cura. L’alimentazione e l’idratazione non sono terapie, anche se somministrati in modo artificiale. Questo sostiene la legge. Si tratta di una scelta di merito, che Fini ha il diritto di non condividere, ma non di attribuire, invece che a una decisione assunta in piena coscienza dalla maggioranza dei senatori, a un’obbedienza cieca a indicazioni dell’autorità religiosa.

Se ha un difetto, infatti, la posizione espressa da Fini, è proprio quella di definire in modo peraltro discutibile, l’origine di una scelta, invece di argomentare nel merito le ragioni che militerebbero a favore di quella opposta. Non è intervenuto troppo nel merito, lo ha fatto troppo poco. La sua allusione allo “stato etico” è rivelatrice di un certo cedimento alla concezione della laicità negativa, che merita una discussione critica che gioverebbe al suo partito e alla maturità del confronto politico generale. In una formazione politica con una reale vocazione maggioritaria l’articolazione e la contrapposizione di posizioni è naturale, come espressione delle diverse visioni che esistono in una società che si intende rappresentare nel suo complesso, facendone prevalere una nel confronto politico, ma senza respingerne alcuna.