La versione di Obama sull'Nsa: "Non possiamo non spiarvi"
“Dobbiamo essere pronti a un mondo in cui una bomba può essere costruita in un garage e la nostra rete elettrica essere messa fuori uso da un operatore a un oceano di distanza”. Dura 43 minuti il discorso con cui il presidente americano Barack Obama annuncia il suo progetto di riforma dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, Nsa, e ben più della metà il presidente la dedica alla difesa del programma di spionaggio e intercettazione globale rivelato all’inizio della scorsa estate dall’ex contractor Edward Snowden. di Eugenio Cau
12 AGO 20

“Dobbiamo essere pronti a un mondo in cui una bomba può essere costruita in un garage e la nostra rete elettrica essere messa fuori uso da un operatore a un oceano di distanza”. Dura 43 minuti il discorso con cui il presidente americano Barack Obama annuncia il suo progetto di riforma dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, Nsa, e ben più della metà il presidente la dedica alla difesa del programma di spionaggio e intercettazione globale rivelato all’inizio della scorsa estate dall’ex contractor Edward Snowden. Il governo non ascolta le telefonate dei cittadini, dice il presidente, tutto quello che abbiamo è un database con i metadati delle chiamate, che può essere interrogato dagli operatori dell’intelligence solo qualora vi sia un reale sospetto di minaccia per la sicurezza nazionale. E’ in questo modo che “siamo riusciti a prevenire molteplici attacchi terroristici e a salvare vite innocenti, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo”.
Ma d’altro canto, dice Obama, uno strumento che ci dà la possibilità di “individuare una cellula di al Qaida in Yemen o un’email tra due terroristi nel Sahel” ci rende in grado di intercettare anche le comunicazioni di routine tra privati cittadini. “Ritengo che i critici abbiano ragione riguardo alla possibilità che il programma della Nsa possa essere abusato”.
Il columnist del New Yorker John Cassidy, in un pezzo pubblicato giovedì, aveva previsto che nel suo discorso il presidente “avrebbe usato la solita tattica di mostrarsi come l’uomo ragionevole che sta cercando di mediare tra due visioni opposte”. E’ esattamente quello che è successo. In più di un’occasione Obama riconosce che il lavoro della Nsa è “critical”, essenziale ai fini della sicurezza nazionale, che i funzionari che vi lavorano dentro sono patrioti e che i protocolli per il rispetto della privacy sono sempre stati rispettati, ma controbilancia quest’affermazione dipingendo il pericolo di un abuso di potere dell’intelligence e del governo, e riconoscendo che intorno al tema non c’è stato sufficiente dibattito pubblico.
Da qui la necessità di riforme, che, dice Obama, se da un lato “porranno fine alla Sezione 215 (del Patrioct Act, che permette l’intercettazione in blocco dei metadati delle chiamate telefoniche, ndr) per come esiste attualmente”, dall’altro non intaccherà la capacità dell’intelligence di difendere la sicurezza nazionale.
Il columnist del New Yorker John Cassidy, in un pezzo pubblicato giovedì, aveva previsto che nel suo discorso il presidente “avrebbe usato la solita tattica di mostrarsi come l’uomo ragionevole che sta cercando di mediare tra due visioni opposte”. E’ esattamente quello che è successo. In più di un’occasione Obama riconosce che il lavoro della Nsa è “critical”, essenziale ai fini della sicurezza nazionale, che i funzionari che vi lavorano dentro sono patrioti e che i protocolli per il rispetto della privacy sono sempre stati rispettati, ma controbilancia quest’affermazione dipingendo il pericolo di un abuso di potere dell’intelligence e del governo, e riconoscendo che intorno al tema non c’è stato sufficiente dibattito pubblico.
Da qui la necessità di riforme, che, dice Obama, se da un lato “porranno fine alla Sezione 215 (del Patrioct Act, che permette l’intercettazione in blocco dei metadati delle chiamate telefoniche, ndr) per come esiste attualmente”, dall’altro non intaccherà la capacità dell’intelligence di difendere la sicurezza nazionale.
Più che di riforme Obama parla di un processo di transizione e discussione, di cui ha reso noti solo alcuni passaggi. L’obiettivo finale, che per ora resta nebuloso e privo di tempi certi, sarà quello di togliere dalle mani del governo l’enorme quantità di metadati telefonici attualmente stivato nelle sedi della Nsa e di cederlo a parti terze. Nel frattempo, Obama ha approvato per la Nsa delle linee guida che restringono labilmente il suo campo d’azione nei temi suscettibili di intercettazione e nelle modalità delle stesse. Soprattutto, ogni interrogazione del database di metadati potrà essere fatta solo “con l’approvazione di un giudice, o in casi di grave emergenza”.
Le linee guida prevedono anche misure volte a rassicurare i capi di stato e di governo alleati, preoccupati davanti all’attività di spionaggio che la Nsa svolge nei loro confronti. Obama non si risparmia qualche frecciata (sappiamo che molti paesi che hanno dissimulato sorpresa davanti alle rivelazioni di Snowden in realtà tentano continuamente di violare i nostri sistemi di intelligence, e che altri che hanno protestato per il programma della Nsa di questo programma godono per la protezione dei loro cittadini, dice il presidente), ma assicura più garanzie e maggiore collaborazione con gli alleati.
Il presidente ha evitato di riferirsi a un gran numero di temi, compreso il programma Prism sulla intercettazione delle comunicazioni digitali e i programmi di hacking, e nel complesso ha delineato un percorso dove le riforme immediate avranno scarsa influenza sull’attività della Nsa e dove quelle di peso sono state rimandate a tempi e modalità di realizzazione incerti. E l’attuale Amministrazione ha una lunga tradizione di grandi annunci disattesi. L’unica rassicurazione certa, per ora, è una: “le nostre agenzie di intelligence continueranno a raccogliere informazioni”.
Le linee guida prevedono anche misure volte a rassicurare i capi di stato e di governo alleati, preoccupati davanti all’attività di spionaggio che la Nsa svolge nei loro confronti. Obama non si risparmia qualche frecciata (sappiamo che molti paesi che hanno dissimulato sorpresa davanti alle rivelazioni di Snowden in realtà tentano continuamente di violare i nostri sistemi di intelligence, e che altri che hanno protestato per il programma della Nsa di questo programma godono per la protezione dei loro cittadini, dice il presidente), ma assicura più garanzie e maggiore collaborazione con gli alleati.
Il presidente ha evitato di riferirsi a un gran numero di temi, compreso il programma Prism sulla intercettazione delle comunicazioni digitali e i programmi di hacking, e nel complesso ha delineato un percorso dove le riforme immediate avranno scarsa influenza sull’attività della Nsa e dove quelle di peso sono state rimandate a tempi e modalità di realizzazione incerti. E l’attuale Amministrazione ha una lunga tradizione di grandi annunci disattesi. L’unica rassicurazione certa, per ora, è una: “le nostre agenzie di intelligence continueranno a raccogliere informazioni”.
di Eugenio Cau
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