La rottamazione del rating
Alexander Kockerbeck era il responsabile per l’Italia di Moody’s quando, nel luglio 2012, l’agenzia di ratng decise tra lo stupore generale di declassare il merito di credito italiano di due scalini (da A3 a Baa2). In un’intervista al Sole 24 Ore di ieri, Kockerbeck ha ammesso che è stata una scelta ingiustificata e dettata dal “nervosismo” registrato sui mercati (parametro che l’agenzia usava per le sue valutazioni). L’analista tedesco si è giustificato ricordando che aveva votato contro la decisione ma era stato messo in minoranza. In seguito ha comunque deciso di lasciare l’incarico presso Moody’s.
12 AGO 20

Alexander Kockerbeck era il responsabile per l’Italia di Moody’s quando, nel luglio 2012, l’agenzia di rating decise tra lo stupore generale di declassare il merito di credito italiano di due scalini (da A3 a Baa2). In un’intervista al Sole 24 Ore di ieri, Kockerbeck ha ammesso che è stata una scelta ingiustificata e dettata dal “nervosismo” registrato sui mercati (parametro che l’agenzia usava per le sue valutazioni). L’analista tedesco si è giustificato ricordando che aveva votato contro la decisione ma era stato messo in minoranza. In seguito ha comunque deciso di lasciare l’incarico presso Moody’s. Adesso sostiene che l’Italia deve avere la “tripla A”, il giudizio massimo. Ma non riesce a spiegare perché il rating italiano dovesse essere rivisto al ribasso l’estate scorsa, soprattutto dopo le manovre correttive sui conti pubblici che avevano contribuito a ridurre lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. Non regge, ad esempio, l’ipotesi di un effetto contagio generato dalla possibile uscita della Grecia dall’euro, perché quel rischio c’era anche prima.
Le incaute valutazioni di Moody’s hanno in parte alimentato alcune vendite dei titoli italiani, con annessa impennata momentanea dello spread, ma nel complesso – con il senno di poi – evidenziano quanto siano superficiali le scelte delle agenzie che di conseguenza sono sempre più trascurate dagli investitori: le aste dei nostri titoli pubblici sono infatti andate molto bene, in questi giorni come per buona parte del 2012, nonostante il Baa2 di Moody’s e la BBB+ di Standard & Poor’s.