Integrazione? una chimera
12 AGO 20

Di nuovo forte pressione dall’immigrazione. E la domanda è sempre quella: che fare? Quanti ne possiamo ospitare, dargli lavoro e vita dignitosa? Ha senso farli entrare indipendentemente dalla nostra situazione, rinunciando a qualsiasi limite? Per rispondere a queste domande bisogna tenere in considerazione che l’integrazione, per la gran parte degli immigrati, sarà una chimera. La prova è semplice: andate a verificare tra i meridionali trasferitisi al Nord, quanti si sono integrati, si sono adattati fino a sentirsi a casa loro anche nelle nuove residenze (senza per questo dover perdere abitudini alimentari o accento), quanti invece hanno vissuto tutta la vita come pesci fuori dall’acqua, anzi spesso hanno vissuto con astio il nuovo mondo. Dirò di più, ci sono molti ragazzi, figli di meridionali, nati e cresciuti al Nord, seconda generazione quindi, che continuano a portare in se il disagio dei genitori, continuano a vivere al Nord, ma da estranei, senza nemmeno cercare di conoscerlo e sognando un meridione idealizzato, vittimizzato, che esiste solo nelle loro menti. Quanto dico è facilmente verificabile. Ma se accade questo tra italiani, cosa accadrà con gli extra-comunitari, che hanno differenze culturali molto maggiori? Quanti vorranno e riusciranno ad integrarsi?