Il caso di papà Renzi sei mesi fa non faceva notizia

Iil circo giudiziario non funziona senza la sua appendice mediatica
12 AGO 20
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Tanti anni fa, un mio amico siciliano, un avvocato che non ha mai difeso mafiosi, tanto per capirci subito, mentre prendevamo l’aperitivo mi fece il seguente discorso: “Vedi, questi finiranno per realizzare quello che dissennatamente tu e, in modo interessato, molti di quelli che la pensano come te, continuate a chiedere. Alla fine si arriverà davvero alla separazione delle carriere e perfino alla abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. E non voglio pensare a che altro. Ma non succederà per le battaglie dei radicali e dei socialisti. Il fatto è che questi sono stupidi”. Parlava di certi pubblici ministeri. Alcuni, anche famosi, erano stati suoi compagni di liceo. Ne faceva ritratti impietosi. Quella chiacchierata, condita da aneddoti esilaranti, mi è ritornata in mente ieri alla notizia dell’indagine sul padre del presidente del Consiglio. Ma non è detto che finisca come sostiene il mio amico. Basta vedere i social forum. Il “dibbbattito” è già partito. I tacchini da talk-show si beccheranno. “Giustizia a orologeria! Complotto!”. Ma in realtà è cosa priva della grandezza del male. Una meschina ritorsione da burocrati, al massimo. “Nessun orologio! L’indagine è di sei mesi fa”. Giusto a ricordarci che il circo giudiziario non funziona senza la sua appendice mediatica. Sei mesi fa non era una notizia. Gli ipocriti diranno che la giustizia deve fare il suo corso. Anche perché le vacanze sono comunque finite.