Il canto del Cairo

“La vittoria si avvicina”, canta da un palco nel mezzo della piazza Tahrir Azza Balbaa, celebre voce della musica egiziana. Attorno ci sono migliaia di persone che battono le mani e danzano. Nel cuore delle manifestazioni antiregime, è tornata la tranquillità. Si canta, si gridano slogan contro Hosni Mubarak, si mostrano cartelli in arabo e in inglese: “Once and for all, Mubarak must fall”, Mubarak deve cadere una volta per tutte. Ma poche ore prima il centro del Cairo era stato il teatro di una battaglia tra i manifestanti e i sostenitori del regime. Leggi Ma quale Khomeini. Oggi le piazze dello Yemen aspettano il loro Fiorello dal nostro inviato Daniele Raineri - Leggi Qui si spiega perché la libertà funziona meglio se ci sono i fucili di Lanfranco Pace
11 AGO 20
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Ieri, nel “giorno della cacciata”, chi voleva entrare nella piazza doveva superare tre o quattro file di controlli su documenti, borse e zaini. Sul palco, vicino agli amplificatori, c’erano i ragazzi del movimento di Mohammed ElBaradei, il portavoce dell’opposizione. Il loro leader, invece, ha preferito rimanere nella sua casa del Cairo. Da lì ha chiesto al presidente Mubarak di “andarsene con dignità” e di evitare al paese il caos e la paralisi. Il premio Nobel per la Pace, tornato qualche mese fa al Cairo dopo aver vissuto per anni all’estero, è stato scelto dai movimenti della piazza come leader.
Sinora, tuttavia, è stato visto in strada soltanto una volta. Non è mai salito su un palco, non ha arringato la folla. E il suo ultimatum di qualche giorno fa (“Mubarak deve andarsene entro venerdì o marceremo sul Palazzo presidenziale”) non è stato reiterato con forza. ElBaradei è assente anche agli incontri dell’opposizione che dovrebbe rappresentare. I movimenti della piazza hanno creato un comitato di dieci membri per i negoziati con il regime. ElBaradei dovrebbe essere il responsabile del gruppo, ma diverse fonti dell’opposizione hanno rivelato che il Nobel mantiene i contatti via telefono, senza partecipare ai meeting. C’è chi sostiene che sia troppo anziano per andare in piazza.
Bassam Kamel, un architetto di 41 anni dell’Associazione nazionale per il cambiamento, spiega che ElBaradei sarebbe circondato dalla folla se partecipasse alle proteste, e la sicurezza diventerebbe difficile. Ma la sua assenza mette in dubbio la sua leadership. “E’ un brav’uomo, ma politicamente è un disastro – spiega l’editore Hisham Kassem – Se le elezioni fossero domani, 75 milioni di egiziani voterebbero per Omar Suleiman e cinque milioni per ElBaradei. E se chiedesse ai manifestanti di tornare a casa, gli direbbero di andarsene”.
ElBaradei ha detto che è pronto a candidarsi alle elezioni presidenziali, “se il popolo lo chiede”. Lo stesso ha annunciato il segretario della Lega araba, Amr Moussa, che ieri era in piazza Tahrir, mentre i Fratelli musulmani hanno fatto sapere di non essere interessati a incarichi di governo. Per il vicepresidente Suleiman, Mubarak resta in carica “ma il suo ruolo è formale”. Ieri la polizia ha arrestato altri giornalisti stranieri: cinque sono stati fermati poco lontano dalla grande piazza delle proteste, fra loro anche due italiani, che sono stati subito rilasciati.