Corona buon perdente a Venezia, per Fontana ‘un s’ebbe tempo

12 AGO 20
Immagine di Corona buon perdente a Venezia, per Fontana ‘un s’ebbe tempo
Al direttore - Dice il Dalai Lama che il suo successore potrebbe essere scelto pure col metodo delle primarie. Non saprei che dire, ma del resto chi siamo noi per reincarnarci?
Maurizio Crippa
Al direttore - Sì, è vero, la guerra è una follia: ma – proprio per questo – invece di discutere con Scalfari, non potrebbe telefonare a Putin, o quantomeno a Kirill?
Luca A. Fumagalli
Al direttore - Mi corregga se sbaglio, signor direttore, ma temo che le esitazioni e le reticenze del presidente Obama e il pacifismo senza se è senza ma di Papa Bergoglio siano i più tenaci alleati del Califfato. Cordialità
Luigi Filippi
Il Papa non fa la guerra, e non ne dice bene, di regola. Ma quella di s. Agostino fu dottrina, pensiero, bisogna evitare di degradarla a convenzione genericamente multilateralista, ciò che evitarono moltissimi dei suoi successori, fino all’emerito. Bergoglio per primo ha detto che la chiesa cattolica non è una Ong, non è l’Onu. Sia conseguente a sé stesso: bellum in terris suona male ma è realistico, cattolico.
Al direttore - In Svezia, preoccupante avanzata della sinistra xenofila. Saluti
Enrico Cavallini
Al direttore - Ho letto solo adesso il pezzo che il Foglio ha dedicato al vuoto che regna in testa al Corriere della Sera e che è causa sulle sue pagine di tanto sciocchissimo schiamazzo. Invece la strada del giornale è ben tracciata quando trattasi dell’allegra P2 ove Pereira (sovrintendente della Scala) e Pisapia (un sindaco di Milano tale da far rimpiangere la Moratti: e ho detto tutto) si guardano occhi negli occhi a Piazza della Scala. Infatti, era del 29 agosto scorso un articolone del New York Times, a firma di Zachary Woolfe, dedicato al “Ringmaster” (cioè, come Lei perfettamente sa, al “direttore d’un circo”) che stava lasciando Salisburgo. Vale a dire proprio il signor dottor Alexander Pereira, titolare secondo i newyorchesi dell’omonimo “Circus” di stanza al Festival più importante al mondo, che dall’Austria decampava a Milano, destinazione Scala, su conferma dell’incarico avvenuta, aggiungo io, per somma pisapiaggine del sindaco locale. Il Corriere tace su questo e apporta pronto soccorso al Pereira reduce dallo scandalo che sappiamo. Poi apporta pronto soccorso all’altro acronimo ChG, Chayglione e Gatnorrea, allo stesso Pereira sommamente caro; e persino ai ragli e pigolii del tenore Alagna, che ha paura di essere fischiato: Pereira e il Corriere hanno tanta comprensione per lui! Ma torno ai silenzi del quotidiano milanese. Avesse dato un giudizio così tranciante come quello del New York Times su Pereira un qualsiasi fumetto parrocchiale estero, ci saremmo ritrovati (come ci siamo ritrovati, quand’è successo) capelli strappati e lacrime perché il discredito di cui il criminale Silvio gode all’estero è un danno “irreparabile” per “il Paese” (rectissime: Nazione).
Nazzareno Carusi
Secondo me Pereira è un gran fico e lo scandalo una malevolente cazzata, però lascio libere le diverse opinioni, chiaro.
Al direttore - Lo scorso weekend, a Venezia, tutti parlavano dell’articolo di Giovanni Choukhadarian su Mauro Corona. Dal Casinò agli hotel più hip, dai colleghi (la Fumagalli del Corriere: “L’avrei voluto scrivere io!”) fino a casa Marzotto, dove Gaetano e Albertina hanno organizzato una colazione esclusiva con tutti i cinque scrittori in gara. Alla fine la “profezia” di Giovanni si è avverata, lo scrittore montanaro non ha vinto e il suo vocione “da orco buono” è diventato quello di un uomo freddo. “I premi fanno bene a chi li vince, la sconfitta non brucia”, ha dichiarato Corona, anche durante la cena placée organizzata per lui dalla Mondadori. Ma chi ci crede? Al suo libro, la giuria dei trecento lettori anonimi ha preferito “Morte di un uomo felice” di Giorgio Fontana, il libro della Sellerio in cui tratta con uno stile nitido ed elegante temi delicati. A un giovane, finalmente, un premio che a differenza dello Strega regala ancora colpi di scena e sorprese, dimostrando di non essere mai scontato.
Giuseppe Fantasia
D’accordo, salvo che su un punto. La recensione negativa di Corona, che il personaggio Corona con tutta la bandana meritava alla grande, splendeva anche per citazioni dello stesso nient’affatto grottesche o esiziali, anzi interessanti letterariamente, almeno secondo me. Fontana, ancora ‘un s’ebbe tempo, come rispose Chicco Pavolini alla domanda se avesse letto Proust.
Al direttore - La regione Lombardia non intende sopportare i costi per la fecondazione eterologa: chi vuole sottoporsi a quella pratica, deve pagarsela. Esperti e benpensanti, accusano la giunta di integralismo cattolico e giudicano la decisione intollerabile e discriminante. Giusto. Perché contrasta con uno dei dettati fondamentali della nostra Costituzione: lo stato deve garantire il diritto inalienabile per ogni cittadino di maneggiare sperma, ovuli, embrioni e quindi la vita, come cazzo gli pare. E non è neppure un tema etico – ha già assicurato qualche autorevole intellettuale – ma una roba di tecnica e burocrazia. Bastano un paio di firme, un chirurgo ed eventualmente un bel fiocco sul portone. Cordiali saluti.
Rodolfo Maida