Toglietemi tutto, ma non il mio drone

Quando Barack Obama ha tenuto, la settimana scorsa, il suo grande discorso sulla sicurezza nazionale, i droni, Guantanamo e la “perpetual war” contro il terrore, molti giornali liberal tirarono un sospiro di sollievo. Il New York Times ha scritto che finalmente il presidente aveva detto “in modo inequivocabile” che “lo stato di guerra permanente iniziato 12 anni fa non è sostenibile per la democrazia e deve finire in un futuro non troppo distante”. In ritardo, ma l’ha fatto: “Obama ha detto al mondo che gli Stati Uniti devono tornare a uno stato in cui il controterrorismo è gestito, come accadeva prima del 2001, con il law enforcement e le agenzie d’intelligence”.
11 AGO 20
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Quando Barack Obama ha tenuto, la settimana scorsa, il suo grande discorso sulla sicurezza nazionale, i droni, Guantanamo e la “perpetual war” contro il terrore, molti giornali liberal tirarono un sospiro di sollievo. Il New York Times ha scritto che finalmente il presidente aveva detto “in modo inequivocabile” che “lo stato di guerra permanente iniziato 12 anni fa non è sostenibile per la democrazia e deve finire in un futuro non troppo distante”. In ritardo, ma l’ha fatto: “Obama ha detto al mondo che gli Stati Uniti devono tornare a uno stato in cui il controterrorismo è gestito, come accadeva prima del 2001, con il law enforcement e le agenzie d’intelligence”. Il riferimento allo stato pre 11 settembre non è rassicurante, visto che proprio il fallimento dell’intelligence è stato determinante per quell’attacco che ha cambiato la guerra al terrorismo (per sempre, verrebbe da dire), ma quel che più conta è che la strategia americana è già da tempo priva di ideologia interventista liberale, ma è dominata dalla caccia ai leader di al Qaida, ovunque essi siano, con licenza di uccidere. In quello stesso editoriale del New York Times si diceva che Obama vuole far rientrare anche l’utilizzo dei droni dentro a una cornice legale ora del tutto assente, ma che il presidente non aveva affatto detto che avrebbe ridotto il loro utilizzo. E infatti ieri è arrivata la notizia di uno strike con gli aerei senza pilota nel North Waziristan, Pakistan, almeno sei le vittime, tra cui il numero due dei talebani. Se la notizia sarà confermata, l’obiettivo dell’attacco (riuscito) è Wali-ur Rehman, che ha organizzato decine di attacchi contro le truppe pachistane, contro i civili e soprattutto contro le truppe della Nato: sarebbe stato lui a ordire il famoso attacco contro la Cia nella base di Khost – raccontato anche nel film “Zero Dark Thirty”.
Obama non vuole rinunciare ai droni, perché questa strategia per quanto impopolare presso i liberal inorriditi porta dei risultati. Obama non può rinunciare ai droni, perché non ha altra arma contro il terrorismo: la guerra permanente al terrore è già finita da un po’, nell’ambito delle idee: resta la gestione efficiente di un problema. Si parla della pace, si fa la guerra: obamismo puro.