Quarto potere
11 AGO 20

Negli ultimi tempi, e sempre più spesso rispetto al passato, i giornali ei giornalisti parlano di se stessi. I giornali diventano notizia, cioé sonoquello che invece dovrebbero veicolare. E perde di senso la definizionegenerale della categoria. Dovrebbero essere “media”, cioè l’elementodi mediazione tra un fatto e la sua divulgazione. Sono diventati insiemefatto e mediazione. Il quarto potere ha un’importanza strategica, accantoagli altri tre costituzionalmente definiti (legislativo, esecutivo,giudiziario), per cui la sua degenerazione dovrebbe suonare almeno come un allarme. Che ne sarebbe di giudici che, anziché fare udienze, discutessero di se stessi, o di un Parlamento fermo a fissare il proprio ombelico (già o fa, però), o di un governo che anziché al bene comune pensasse solo alla sua autocelebrazione (già lo fa, però, e vediamo i risultati)? Le regole sono saltate, le notizie un inutile orpello, la casacca aziendale l’unica divisa che si distingue nella notte dell’informazione dovecronisti e commentatori diventano pedine del grande gioco e non sono piùtali , cioé cronisti e commentatori.Così le redazioni diventano il luogodel sospetto malcelato, la domanda sottintesa a ogni articolo il ”cuiprodest?”. Inchieste sui colleghi, dell’una o dell’altra parte, paroleusate come sassi, accuse. Con buona pace del Brecht che fa dire al suo Galileo rivolto agli inviatidel Sant’Uffizio: "Sarebbe bastato guardare nel cannocchiale", pervedere le lune di Giove e con esse la prova che la Terra gira attorno alSole. Sarebbe bene aprire le finestre delle redazioni e respirare: fuoric’è un mondo da raccontare per chi avesse ancora la voglia di farlo.